
(ANSA) – ERCOLANO (NAPOLI), 21 DIC – Il ricordo è fermo al
pomeriggio del 13 novembre 2009. Quando suo fratello Salvatore,
salumiere di 29 anni, del tutto estraneo a logiche di camorra
con la passione per la musica fu ucciso perché transitava per
via Mare a bordo di un’auto, lo stesso modello del bersaglio
designato dal commando. Al killer che sparò fu abbassata la
paga: da 3mila a 800euro. A distanza di tredici anni Agnese, la
sorella di Salvatore Barbaro, vittima innocente di camorra, ha
scritto un libro ‘La musica del silenzio’ (PAV edizioni) per
tenerne vivo il ricordo.
Salvatore era un ragazzo pieno di vita, con uno splendido
sorriso e la voce che arrivava dritta al cuore: così lo descrive
Agnese. In quel periodo stava mettendo da parte i soldi perché
presto si sarebbe sposato. Amava esibirsi e cantare dal vivo nei
locali: sette canzoni a sua firma e la passione per la musica
neomelodica nel cuore.
Il libro racconta una storia di vita, di quella famiglia di
Ercolano in cui Salvatore era un punto di riferimento che si
faceva carico di Agnese e Mario e della mamma, dal momento che
il padre era scomparso prematuramente. Era un po’ il padre di
casa: era pronto ad ascoltare i problemi e a dare consigli ai
suoi familiari. Il sogno di sposarsi, di mettere su famiglia e
di vivere un avvenire spensierato. Nelle pagine del libro Agnese
affronta anche la notizia della tragedia piombata in casa quella
sera di novembre, i funerali pubblici vietati e svolti in forma
privata, l’iter giudiziario, il lavoro di Carabinieri e
magistratura, le condanne e il riconoscimento più importante:
Salvatore Barbaro vittima innocente di camorra. “Con queste
pagine a me interessa solo fare del bene, spronando chi vive il
mio stesso dramma a non lasciarsi mai andare al silenzio e alla
rassegnazione, ma di trasformarli sempre in musica, in lotta e
in bellezza” scrive in un passaggio del libro. La città di
Ercolano gli ha intitolato un piazzale e una targa, lì nel punto
in cui trovò la morte. Un monito per le future generazioni,
perché tragedie simili non debbano più ripetersi. (ANSA).
Fonte Ansa.it