
(ANSA) – CASERTA, 27 MAG – Braccianti, perlopiù donne
straniere, sfruttate nei fondi agricoli del Casertano, costrette
a lavorare 6-7 giorni a settimana con turni dalle 7 alle 12 ore,
e per appena 4,50 euro all’ora. E’ quanto emerso dall’indagine
sul “caporalato” coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua
Vetere e realizzata dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza
di Mondragone anche grazie all’utilizzo di droni, che dall’alto
osservavano le condizioni cui erano costretti a lavorare nei
campi i braccianti, soprattutto donne. L’operazione ha portato
in carcere, su ordine del Gip del Tribunale di Santa Maria Capua
Vetere, il rappresentante di una nota società di capitali
operante nel settore ortofrutticolo, mentre sono stati disposti
i domiciliari per un imprenditore agricolo di Mondragone; a due
caporali sono state invece notificate le misure dell’obbligo di
presentazione alla polizia giudiziaria. I militari dell’Arma e
delle Fiamme Gialle hanno poi sequestrato due aziende agricole
riconducibili agli indagati nonché danaro e beni per un valore
complessivo di 1,8 milioni di euro. L’articolato sistema di
intermediazione illecita di manodopera si basava sul bisogno di
lavorare soprattutto di persone immigrate, di varia nazionalità,
ovvero provenienti da varie Paesi africani ma anche dell’Est
Europa; si calcola che tra Mondragone e Castel Volturno vivano
oltre 15mila immigrati non regolari. I braccianti – è emerso –
venivano reclutati quotidianamente dai due caporali, anch’essi
imprenditori agricoli, per essere portati a raccogliere frutta e
altri prodotti nei fondi di proprietà della società di capitali,
in particolare nei comuni di Mondragone e Falciano del Massico;
in tal modo gli imprenditori agricoli hanno risparmiato decine
di migliaia di euro riducendo del 200% il costo del lavoro, non
pagando ovviamente sui lavoratori né tasse, nè contributi. Le
indagini sono partite nel 2017, e sono andate avanti senza
alcuna denuncia da parte delle vittime. (ANSA).
Fonte Ansa.it