
(ANSA) – RENDE, 20 DIC – Un flash mob in maschera è stato
messo in atto a Cosenza dagli appartenenti a Fem.In. Cosentine
in lotta, Aula Studio liberata, Fronte della Gioventù Comunista
Unical e Progetto Azadì in segno di solidarietà a Jessica,
Simone e Francesco dopo la notifica della proposta di
applicazione della misura della sorveglianza speciale avanzata
su richiesta dalla Divisione anticrimine della Questura di
Cosenza nei confronti dei tre attivisti di movimenti civici
della città.
“Giù le mani dalle coscienze critiche di questa terra – hanno
sostenuto i partecipanti – siamo studentesse e studenti
dell’Università della Calabria. Stamattina abbiamo voluto
rappresentare la sorte che ci spetterebbe, in un prossimo
futuro, se dovesse passare la sorveglianza speciale che la
questura di Cosenza vorrebbe infliggere. Dietro quelle maschere
non c’era nessuno, c’eravamo tutti e tutte: un’intera
generazione e un’intera popolazione. In questi giorni abbiamo
ricevuto un messaggio molto chiaro da parte degli organi di
polizia della città di Cosenza: ‘se avete un cervello, e volete
anche usarlo, sappiate che vi teniamo d’occhio, non sia mai che
vi venga in mente essere parte attiva in questa società'”.
“Abbiamo scelto di restare in Calabria – è detto in una nota –
per studiare, per formarci ed impegnarci a costruire un presente
e immaginare un futuro migliore per tutte e tutti, far passare
questa misura significa negare la stessa ragione d’essere
dell’Università: quella di forgiare menti e saperi in grado di
incidere per lo sviluppo e l’emancipazione dei territori e di
chi li vive”. (ANSA).
Fonte Ansa.it