
“È una grande gioia
poter accogliere di nuovo il nostro pubblico tra i viali del
Parco archeologico di Sibari, tanto più in una data simbolica
come quella del 25 aprile”. A dirlo il direttore dell’area
archeologica di Sibari (Cassano all’Ionio), Filippo Demma, in
occasione della riapertura al pubblico del Parco archeologico di
Sibari, avvenuta a due mesi dall’alluvione che aveva colpito il
sito. Oggi, in occasione della riapertura al pubblico,
l’ingresso al Parco è gratuito.
“In quest’occasione – ha tenuto a evidenziare – le parole di
apprezzamento di sua eccellenza il vescovo, monsignor Francesco
Savino, per il nostro lavoro ci lusingano, la benedizione del
nostro vescovo ci apre alla speranza di non vedere più giorni
bui come quelli trascorsi. Il lavoro e l’impegno delle donne e
degli uomini dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari – ha
concluso Demma – non verrà mai meno per costruire le condizioni
per un Patrimonio Culturale comune, condiviso, sicuro e
accessibile per tutti”.
“Sibari – ha detto mons. Savino – risorge. C’è qualcosa di
antico, di sacro, nel modo in cui la terra resiste e Sibari lo
sa da tremila anni: ha visto la gloria e la rovina, ha
assaggiato il silenzio, raccontato il risveglio nei secoli, ha
vinto l’oscurità e dato spazio alla luce che sempre, prima o
poi, torna a passare attraverso le pietre, a incanalarsi nelle
maceria, ad illuminare tutto”.
Il vescovo di Cassano e vice presidente della Cei ha
sottolineato come “acqua e fango abbiano cercato di soffocare
questa memoria millenaria pochi mesi fa, ma una vera memoria non
può essere cancellata mai del tutto; si nasconde per un po’,
solo per riapparire, più viva, preziosa e consapevole di sé. Il
25 aprile rappresenta, per l’Italia tutta, una data di
Liberazione e ora, in questa Calabria ferita e resiliente,
Sibari onora la sua: una liberazione dal fango, certo, ma anche
una liberazione che tende a qualcosa di più grande. Tende alla
bellezza. Alla conoscenza. Tende, con una tensione che anima, a
quell’incontro tra passato e futuro che solo la cultura può
organizzare, che solo la cultura, in ogni misura, si può
permettere”.
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Fonte Ansa.it