
“Il lavoro non può essere
continuamente subordinato a strategie industriali che cambiano
rapidamente, mentre sulle persone ricadono i costi sociali,
economici e psicologici delle riorganizzazioni aziendali”. E’
questo uno dei passaggi di una nota inviata dal Vescovo della
diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, monsignor Ciro Fanelli che è
intervenuto sulle situazioni dell’area industriale di Melfi,
dopo l’accordo dei giorni scorsi per i lavoratori di Pmc e
Brose. Il prelato lo scorso 23 dicembre celebrò una messa nel
presidio permanente dei lavoratori, definito “non un luogo di
protesta, ma un autentico presidio di dignità”.
“È anche grazie a quella presenza quotidiana – ha ricordato –
silenziosa ma tenace, se questa vertenza non è caduta
nell’indifferenza. Ma la crisi della Pmc non è un episodio
isolato: si inserisce in un quadro più ampio di fragilità che da
anni interessa l’intero indotto automotive di San Nicola di
Melfi. Le difficoltà vissute negli ultimi anni – ha aggiunto –
con le incertezze che hanno interessato numerose aziende della
filiera legata a Stellantis, dimostrano quanto sia urgente
costruire una politica industriale capace di garantire
continuità produttiva, tutela dell’occupazione e prospettive di
sviluppo durature. Non si può continuare a rincorrere le
emergenze: occorre una visione che metta al centro il lavoro, le
persone e il futuro del territorio. La vicenda – ha concluso –
richiama le istituzioni, le imprese e tutte le parti sociali a
una responsabilità condivisa: il rilancio del polo industriale
di Melfi non può limitarsi alla salvaguardia di singole aziende,
ma deve tradursi in un progetto complessivo di sviluppo che
restituisca fiducia ai lavoratori, ai giovani e alle famiglie
dell’intero territorio”.
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Fonte Ansa.it