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L’antico ricamo di Latronico, ‘segreto della felicità’

(di Alba di Palo) Un filo in cotone sottile lavorato
con pazienza. Un intreccio creato con precisione che lega a sé
non soltanto la tradizione della dote ma anche la fede e un
paese intero. Perché il puntino ad ago è sinonimo di Latronico
(Potenza), oltre che garanzia di unicità e abito per la patrona
di Matera. “Ho fatto il medico di base per 40 anni e mi sono
resa conto che tra i miei pazienti c’era un gruppo di donne che
veniva in ambulatorio per stupidaggini. Tutte erano serene,
senza ansie e allora ho cercato di capire il perché”, spiega
Felicetta Gesualdi, responsabile di una associazione che di
Latronico conserva merletti e storia.
    È stata la sua curiosità a scoprire che quello stato di
benessere dipendeva proprio dal ricamo. “Ho cominciato a fare
domande e tutte mi riferivano che nel tempo libero facevano
lavori all’uncinetto, a maglia, e poi dicevano ‘Dottoressa, io
so fare anche il puntino’. Ho così capito che era il merletto
che nessun altro sa fare fuori da Latronico”, racconta con
orgoglio Gesualdi che si è rivolta tanti anni fa anche a una
rivista specializzata in ricami per ricostruire la storia del
puntino ad ago.
    “Il giornale pubblicò un sacco di interviste e poi fece uno
studio da cui emerse non solo che il merletto affondava le sue
origini nel Mediterraneo orientale, ma anche che la sua trama
imita la rete dei pescatori – puntualizza Gesualdi -. Latronico
è a 900 metri sul livello del mare e non poteva conoscere la
pesca. L’unico momento in cui i nostri antenati sono venuti a
contatto con i popoli dalle tradizioni marinare, è stato nel
periodo compreso tra l’Ottavo e il Sesto secolo avanti Cristo
quando c’è stata la migrazione dei coloni della Magna Grecia.
    Abbiamo dedotto che così hanno conosciuto questa manifattura”.
    “Anche io ho imparato a fare il merletto e ne abbiamo trovato
uno simile in Brasile – continua Gesualdi – ci sono state delle
tesi di laurea dell’Università di Basilicata che hanno inteso
capire perché questo merletto si trovava là”. La spiegazione è
forse nei flussi migratori di metà Novecento oppure nella
presenza dei gesuiti in paese. “Latronico è stato sotto il
dominio dei gesuiti fino al 1759 quando l’ordine fu sospeso e
loro andarono in America del sud: questo può aiutarci a
comprendere le origini comuni del merletto”, dichiara Gesualdi.
    Ora quel merletto abbellisce l’abito della Madonna della
Bruna che protegge Matera. “È stato lo stilista Michele
Miglionico a creare il nuovo abito e ci ha chiesto se volevamo
collaborare. Tutte abbiamo detto sì senza esitazione e abbiamo
così lavorato per il corpetto e le maniche dell’abito: ne siamo
orgogliose”, conclude.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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