
(ANSA) – PESCARA, 10 APR – “C’erano due opzioni: una fusione
a caldo o una fusione a freddo. La Regione ha preferito una
fusione a caldo ossia favorire un percorso di accompagnamento a
questa scelta fondamentale, perché la Grande Pescara è la più
grande unione mai è realizzata in Europa. Il referendum è stato
un successo vero, a quel punto l’obiettivo diventava la legge
regionale che era una cosa straordinariamente difficile, non
c’era un obbligo giuridico per la Regione di recepimento del
risultato referendario. Oggi c’è la legge e non era affatto
scontato ed è un’ottima legge perché i tre comuni possono
lavorare insieme. Si poteva fare prima? Sì, ma non era scontato
tutto questo percorso. Io voglio allargare la visuale: da quando
siamo partiti ad oggi è un successo. Nel 2014 dissi che ci
volevano 10 anni per realizzarla e io me lo sentivo. E quindi
sono poco interessato al cronometro di questa storia, meglio che
sia fatto per bene tutto piuttosto che in fretta”. Lo dice
all’ANSA Carlo Costantini, ex deputato, ex candidato alla
Regione, vero ‘padre putativo’ del processo di unificazione di
Spoltore, Pescara e Montesilvano.
Per l’attuale consigliere comunale i freni ci sono stati e “sono venuti solo dal ceto politico locale che ha evocato la
necessità di preservare dei profili politici e storici, per
quanto legittimi. E quindi la risposta sono i municipi, cosa che
era già scritto nella legge e che garantisce funzioni e servizi
punto non sono i consigli di quartiere sono organismi
democraticamente eletti”. (ANSA).
Fonte Ansa.it