
(di Silvia Mosca) Dopo 83 anni si chiude il cerchio
di una storia di salvezza e solidarietà. Sono partiti
dall’Oregon durante le vacanze natalizie per cercare i
discendenti della famiglia italiana che salvò i loro parenti
dalle persecuzioni naziste e dire loro “grazie”. È successo a
Scanno, il paese abruzzese incastonato tra i monti che si
affacciano sul lago a forma di cuore, dove una famiglia
americana di origini ebraiche è arrivata da Portland, in Oregon,
annunciandosi soltanto con un post in inglese su Facebook in
cerca di informazioni.
Equipaggiati solo di vecchie fotografie e di qualche risposta
ricevuta online, Daniel Greenstadt, la moglie e la figlia
quindicenne hanno trovato al loro arrivo il sostegno della
comunità locale, a partire dall’aiuto dei carabinieri forestali,
che hanno avviato una serie di telefonate per rintracciare i
discendenti della signora Serafina di Scanno. Sarebbe stata lei,
secondo il racconto di Daniel, la figura decisiva nella
protezione della madre – allora bambina – dei suoi zii e della
nonna, che da Anzio si rifugiarono in paese tra il 1942 e il
1943. In poche ore la famiglia americana è riuscita così a
mettersi in contatto con i familiari di Serafina, ormai
scomparsa, e a incontrare Carmen Del Fattore, una nipote, che ha
aperto le porte della propria casa alla famiglia Greenstadt.
“Voglio ringraziarvi di persona: senza l’aiuto della vostra
famiglia non sarei qui oggi”, ha detto con commozione Daniel
Greenstadt ai familiari di Serafina Del Fattore. La donna, con
discrezione e modestia, in quegli anni diede aiuto anche al
filosofo e politico Guido Calogero, mandato al confino a Scanno,
dove anche Carlo Azeglio Ciampi si rifugiò per sfuggire ai
nazifascisti e con il quale manteneva rapporti risalenti agli
anni in cui Calogero era stato suo docente all’Università di
Pisa.
“Era una mattina del 1942 quando mia nonna, che viveva ad
Anzio con i figli ed era sempre più preoccupata per l’inasprirsi
della situazione politica, aprì una cartina dell’Italia e iniziò
a cercare la strada più remota e isolata, pensando che forse i
tedeschi non l’avrebbero percorsa. Puntò il dito sulla statale
479, che porta a Scanno, e partì con tutta la famiglia”,
racconta Daniel. “Zia Serafina – ricorda Carmen – mi parlava
spesso di questa famiglia che trovò rifugio qui. I tedeschi
arrivarono più volte e ogni volta lei avvisava i suoi protetti
per tempo e li accompagnava in una grotta in montagna, dove ogni
giorno portava loro da mangiare. Quando i soldati se ne
andavano, la famiglia tornava a nascondersi in paese. Andò
avanti così per due anni”.
Dopo la guerra, la nonna, la madre e gli zii di Daniel, in
gran parte originari della Polonia, emigrarono negli Stati
Uniti. La madre tornò a Scanno nel 1974 per dire “grazie” a
Serafina, quando Daniel aveva dieci anni. Oggi, da Portland, in
Oregon, Daniel è tornato a Scanno con la figlia adolescente per
chiudere idealmente quel cerchio e mostrarle i protagonisti di
un gesto di salvezza che ha attraversato generazioni e unito
culture.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Fonte Ansa.it