
(di Roberto Almonti) Cinquemiladuecento chilometri di
fatica, polvere e bellezza. Una media di 150 chilometri al
giorno sui pedali, attraversando Austria, Germania, Danimarca e
Norvegia, con il cuore costantemente rivolto alla propria terra
e alle proprie radici. Prenderà ufficialmente il via oggi
dall’Aquila una delle avventure ciclistiche più affascinanti,
complesse e ‘folli’ dell’anno, nata dall’intraprendenza di due
appassionati atleti abruzzesi: Ermenegildo Lelii, di Nereto in
provincia di Teramo, e Alessandro Boccanera, dell’Aquila,
rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione
neretese ‘San Martino – Ciclismo e Cultura’.
Non si tratta di una semplice sfida sportiva contro i propri
limiti fisici, ma di un vero e proprio pellegrinaggio laico,
culturale e istituzionale. I due ciclisti porteranno sul tetto
d’Europa il ‘Mantello di San Martino’, patrono della cittadina
di Nereto e simbolo universale di condivisione, protezione e
solidarietà. Il celebre vessillo ha già sventolato in passato a
Tours, in Francia, nella Basilica dedicata al Santo, oltre che
nei santuari di Santiago e Lourdes. Questa volta, però, la meta
è il punto più a nord del continente: Capo Nord.
”Ho passato una
vita intera a correre e a far correre gli altri – racconta
Lelii, ripercorrendo la sua lunga carriera -. Ho iniziato a soli
12 anni e da quel momento non sono più sceso dalla sella. Come
meccanico nel ciclismo professionista, all’interno dello storico
team della ‘Acqua & Sapone’, ho lavorato per anni gomito a
gomito con grandi campioni del calibro di Stefano Garzelli e
Danilo Di Luca, girando letteralmente il mondo dalla Colombia
fino allo Utah. Ma il richiamo della strada, quella vera,
vissuta in prima persona, è sempre stato il più forte. Dopo aver
scortato con orgoglio il mantello di San Martino fino a Santiago
de Compostela e Lourdes, ora è arrivato il momento della ‘follia” che sogno da una vita intera. A forza di nominarlo, i
miei compagni di avventura mi hanno preso in parola: Capo Nord
ci aspetta”.
La partenza non è affatto casuale. Il viaggio scatterà dal
capoluogo regionale, scelto non solo in quanto Capitale Italiana
della Cultura 2026, ma soprattutto perché considerato dai due
atleti come il simbolo stesso di rinascita, sacrificio e
straordinaria resilienza. Domani, poi, la carovana farà tappa a
Nereto per ricevere ufficialmente il mantello dalle mani del
parroco, Don Massimo, prima di puntare le ruote in direzione dei
confini nazionali.
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