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‘Dalla materia alla meraviglia’, Antonino Zichichi a Erice tra arte e scienza

“Arte e scienza sono le più alte
espressioni della creatività umana e strumenti di conoscenza,
pace e civiltà”. E’ da questa convinzione di Antonio Zichichi,
scienziato, divulgatore e fondatore del Centro di Cultura Ettore
Majorana, che nasce la mostra ‘Antonio Zichichi. Dalla materia
alla meraviglia’, aperta al pubblico a Erice dal 24 luglio al 4
novembre. L’esposizione, curata da Giordano Bruno Guerri,
racconta lo speciale rapporto che il grande scienziato
intrattenne con alcuni dei maggiori protagonisti dell’arte
italiana e internazionale. La mostra, che si sviluppa tra
l’Istituto Wigner – San Francesco, il castello di Venere e la
chiesa di san Pietro, riunisce oltre cinquanta opere di 28
artisti, restituendo un’immagine poco conosciuta di Antonino
Zichichi, quella di un intellettuale capace di costruire un
ponte tra ricerca scientifica e linguaggio artistico, nella
convinzione che la meraviglia rappresenti l’origine comune della
conoscenza e della creatività umana. Le opere esposte raccontano
incontri, dialoghi, modi diversi di interrogare il mistero della
materia, della luce, del tempo, dello spazio e dell’infinito. Lo
stesso mistero che Zichichi ha inseguito per tutta la vita. In
mostra il dialogo tra discipline diverse attraverso artisti come
Alberto Biasi, Gregorio Botta, Bruno Ceccobelli, Umberto
Mariani, Emilio Vedova, Luciano Ventrone e Giuliano Vangi,
accanto a figure provenienti da altri ambiti del sapere, tra cui
lo scrittore Tahar Ben Jelloun, l’etologo Danilo Mainardi e il
giurista Ortensio Zecchino. Alcuni lavori sono stati realizzati
appositamente per l’esposizione come omaggio alla memoria dello
scienziato a pochi mesi dalla sua scomparsa. “Zichichi ebbe un
rapporto particolare con la pittura – racconta Giordano Bruno
Guerri – Si improvvisò pittore negli anni Settanta comprando
tutto ciò che serviva per dipingere a olio paesaggi, biciclette
e barche a vela, ma presto smise; poi all’inizio degli anni
Novanta riprese il pennello in mano e dipinse solo formule,
interrompendosi poco dopo. Però da lì in poi ebbe una continua
interazione con artisti coevi; lo appassionava l’immediatezza
del linguaggio artistico, comprensibile ai più, mentre la
bellezza matematica e fisica sono più complesse per il pubblico.
    Cercò di far realizzare opere in cui il messaggio scientifico
fosse comprensibile e curò con passione mostre su Fibonacci e il
Numero Aureo, dove arte e matematica, proporzioni geometriche e
forme artistiche si intrecciano”.
   

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Fonte Ansa.it

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