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>>>ANSA/ Landi, non Baglioni! Dalla Sicilia si alza il velo su un dipinto di Tiziano

(di Francesca Chiri) Tiziano, Santa Rosalia, la Sicilia e
palazzo Oneto: grazie alla celebrazione della “Santuzza” a
Palermo si chiude idealmente il cerchio che ha portato a
chiarire la storia di un dipinto di Tiziano Vecellio e a
ristabilire un nuovo link tra lui e l’Isola, quella culla di
arte e cultura che per secoli ha accolto formidabili artisti e
opere d’arte, ma che pareva non avesse mai avuto rapporti
particolari con il più grande pittore veneziano del Cinquecento.
    Ad alzare il velo su questa storia confinata all’ambito
accademico è stato Andrea Donati, storico dell’arte
indipendente, esperto conoscitore di Tiziano, che proprio in
occasione delle giornate di festeggiamento della Santa
protettrice di Palermo ha tenuto a palazzo Oneto di Sperlinga,
gioiello originario del Cinquecento recuperato dai proprietari,
Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba,
una rievocazione sulla quadreria appartenuta alla famiglia che
svela, appunto, l’antica presenza in Sicilia di una splendida
opera di Tiziano.
    Si tratta del ritratto di Agostino Landi, firmato da Tiziano,
oggi al museo di Boston: un dipinto su cui per lungo tempo
gravavano sia il dubbio dell’attribuzione sia il mistero della
identificazione dell’effigiato. Donati ha fatto chiarezza
durante un viaggio di studio a Boston, accolto dal curatore del
museo Frederick Ilchman, mettendo a frutto i risultati della
ricerca e unendo i vari tasselli del mosaico. Se l’attribuzione
della tela a Tiziano era stata confermata già nell’800, proprio
dagli Oneto, invece è recentissima la identificazione del
soggetto raffigurato, cui è pervenuta brillantemente una giovane
studiosa, Giulia Zaccariotto. Sul retro della tela infatti il
ritratto era stato erroneamente identificato con Gianpaolo
Baglioni, un nobile condottiero, conte di Bettona e Spello,
signore di Perugia, appartenente alla stessa casata della
Deposizione di Raffaello conservata alla Galleria Borghese.
    Invece, a sorpresa, non è lui il bel signore del Rinascimento
nel ritratto di Boston, bensì Agostino Landi, signore di Bardi e
conte di Compiano, figlio di quella Costanza Fregoso che era di
casa alla corte di Urbino. Agostino Landi era cresciuto nello
spirito di cultura, eleganza e buone maniere descritte nel
famoso libro del “Cortegiano” di Castiglione. Aveva avuto per
padrino Pietro Bembo, figura cardine del Rinascimento, poeta,
umanista, cardinale, amico intimo di Tiziano fin dai suoi esordi
a Venezia nel 1513. Il ritratto Landi risale al 1539. Un secolo
dopo i Landi si estinsero in casa dei principi Doria a Genova. I
feudi piacentini furono venduti ai Farnese, alcuni beni agli
Oneto, una ricca famiglia ligure trapiantata a Palermo nel
Seicento.
    Grazie agli studi sugli Oneto di Angheli Zalapì, si può
ipotizzare – sostiene Donati – che il quadro di Tiziano
arrivasse a Palermo tra la fine del Seicento e i primi del
Settecento. Proprio in quel periodo gli Oneto possedevano una
quadreria di grande rilievo, con un importante numero di
dipinti, tra cui una Samaritana di Artemisia Gentileschi. La
quadreria Oneto si qualifica dunque di primaria importanza nella
storia del collezionismo siciliano. D’altronde a Palermo c’erano
molte famiglie genovesi che avevano importato opere d’arte e
favorito scambi artistici. Tutti ricordano la presenza di
Sofonisba Anguissola Lomellini e Antonio Van Dyck, che ha
lasciato in città capolavori come l’Immacolata e la Santa
Rosalia in Estasi. Dunque, per duecento anni il ritratto di
Agostino Landi di Tiziano fu visibile a Palermo grazie alla
collezione Oneto. Il sigillo sul retro della tela di Boston reca
inquartato lo stemma Oneto e Gravina, confermando che il quadro
era ritenuto di grande valore. Ma questo non era l’unico Tiziano
in Sicilia. Donati infatti sottolinea la presenza storica di
altri dipinti a Palermo. Quando Francesco Ferrante D’Avalos,
marchese di Pescara, divenne Vicerè e si stabilì nel Palazzo dei
Normanni, la maggioranza della sua quadreria proveniva dal padre
Alfonso, marchese del Vasto, che si era fatto ritrarre ben due
volte da Tiziano, in due quadri conservati rispettivamente al
Getty Museum e al Prado. Nel secondo
ritratto Alfonso compare proprio con suo figlio, il futuro
viceré. Ma c’era anche un terzo quadro di Tiziano a Palermo, che
il viceré aveva avuto in eredità da sua zia Vittoria Colonna: si
tratta della Maddalena penitente dipinta per lei nel 1531. Di
questo quadro famosissimo, replicato innumerevoli volte, si sono
perse le tracce, ma si può averne un’idea grazie alla stupenda
replica autografa di Tiziano conservata a Palazzo Pitti. Le
Maddalene di Tiziano sono numerosissime, perché il pittore la
considerava la sua porta-fortuna. Ma questa è una storia che
merita di essere raccontata a parte.
   

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Fonte Ansa.it

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