
“Con questi canti vogliamo dare
voce al coro dell’umanità intera e in particolare a quelle donne
e quegli uomini che, dall’abisso della loro sofferenza,
innalzano verso il cielo il canto della liberazione, l’urlo
della speranza, l’attesa della pace, l’invocazione che penetra i
Cieli”. Lo afferma l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice,
nel messaggio che introduce il concerto del ‘The chapel choir of
university College’ di Durham nell’ambito delle iniziative del
Festino di Santa Rosalia.
“Stasera in questa casa che ci accoglie e dove tutti siamo
riconosciuti e amati, a partire dalla differenza delle nostre
provenienze di fede e di culto – aggiunge – si innalza
all’unisono un canto di vicinanza, di amicizia, di sostegno e di
aiuto ai derelitti e ai disperati prostrati dalla sopraffazione
della violenza e dalla devastazione mortifera della guerra”.
“L’umanità degli oppressi – osserva monsignor Lorefice – ha
molti volti. Quello dei migranti sfruttati, violati, annegati;
quello dei popoli del Nord Kivu e dei bambini costretti a
lavorare senza sosta, nelle miniere d’oro e nei giacimenti di
minerali rari, dall’avidità senza scrupoli dell’Occidente
opulento, dalla nostra avidità; il volto dei bambini e degli
anziani, delle donne e degli ammalati schiacciati in tanti Paesi
da progetti criminali di invasione, distruzione e di privazione
della dignità, nati dalla perversa mente di narcisisti
deliranti; il volto dei poveri e dei senza tetto di ogni
metropoli del mondo. Ha il volto – prosegue – di tanti nostri
giovani di Palermo, avvelenati da un’aria putrida, ammorbata dal
mito dell’aggressione, dalla droga, dalla cultura del sopruso,
dalla logica mafiosa. Ha il volto di tutte le vittime della
violenza, di tutti i senza voce, i senza diritti, di tutti gli
scarti della storia”.
“A questa voce, a questo grido, a questo lamento – osserva
l’arcivescovo di Palermo – noi ci uniamo stasera. Senza
nasconderci una realtà chiara, innegabile: ci sono poteri e
culture che questa schiavitù mondiale la sostengono e la
incentivano. Ci sono donne e uomini ai vertici delle nazioni che
pensano alla guerra, all’aggressione del debole, al diritto
spietato del più forte come l’unica via dell’umanità, o meglio
della disumanità, futura. Di fronte a tutto questo noi non
possiamo restare in silenzio. Perché noi conosciamo i nomi e i
cognomi di quanti a Palermo, in Sicilia, in Italia, nell’area
del Mediterraneo, in Europa, negli Stati Uniti e nel mondo
intero vogliono perseguire la strada della violenza e della
sopraffazione. E perciò – conclude -non possiamo e non dobbiamo
restare in silenzio”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Fonte Ansa.it