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Da Balla a Kounellis, il Museo Bilotti all’Arancera compie 20 anni

Ha già 20 anni il Museo Carlo Bilotti
all’Aranciera di Villa Borghese, l’antico Casino dei giochi
d’acqua, sfarzosa residenza di Paolina Bonaparte Borghese.
    Cannoneggiato durante la Repubblica romana e ridotto a rudere ha
cambiato molte destinazioni e denominazioni fino a divenire nel
2006 museo, costituito nella sezione permanente della donazione
al Comune di parte delle collezioni Bilotti e luogo di
un’intensa attività espositiva ed eventi collaterali in gestione
pubblico-privato.
    Il 12 giugno il museo festeggia il suo ventesimo con una serie
di eventi che si snoderanno lungo tutto l’arco della giornata.
    Si apre a fine mattina con una visita guidata alla mostra
Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione di Valerio De
Paolis a cura di Alessandra Mauro (ore 11) e poi nel pomeriggio
alle 16.30 ci sarà un incontro sulla storia dell’Aranciera a
cura di Angela Napoletano. Segue un momento musicale, Singing
landscapes. Esecuzione per basso (Fabrizio Corso) e chitarra
(Furio Valitutti) con repertorio folk e jazz e poi dalle 19.15
alle 21celebri colonne sonore della storia del cinema verranno
eseguite da Sergio Colicchio (pianista, compositore e
polistrumentista) e Alessio Mancini (flautista).
    Il Museo Carlo Bilotti all’Aranciera arriva al traguardo
ventennale con un bilancio dell’attività ragguardevole: 100 mila
visitatori annui, più di 100 mostre, 150 concerti, 300 eventi,
laboratori didattici. E l’attività è anche interattiva con le
strutture limitrofe. Arte all’infanzia, laboratori, mostre,
collaborazioni con la Ludoteca nella vicina Casina di Raffaello,
con il Bioparco, con la Casa del Cinema con cui, ad esempio,
sono state realizzate le mostre “Piacere Ettore Scola” e “Movie
Star” gigantografie di Timoty Greenfield. Cooperazioni si sono
svolte anche con le Accademie limitrofe, si sono svolte mostre
di collezionisti: Cotroneo, Luciano Benetton, “artisti che
collezionano artisti” e anche l’ultima con le opere del
produttore cinematografico Valerio de Paolis.
    La prime mostre vennero dedicate a progetti destinati in
permanenza al territorio, “Hirst, Salle, Saville, the Bilotti
Chapel”. Per la “Cappella del Divino Amore” a Villa Ada Carlo
Bilotti aveva commissionato a Damien Hirst 4 enormi tele “Gli
Evangelisti” per fare del luogo, che avrebbe restaurato, un
centro di arte e meditazione in senso laico su modello della
Rothko Chapel a Houston e la Cappella del Rosario di Henry
Matisse a Saint Paul de Vence. Erano di William de Kooning 16
dipinti per far conoscere l’espressionismo astratto americano a
Roma in una mostra organizzata da Lisa de Kooning e Roberto
Bilotti. Si sono poi susseguite mostre di Jan Fabre, Philip
Guston, Gunther Forg, Milton Gendel, Omar Galliani, Vettor
Pisani, Jago, Nagasawa. Con “Balla a Villa Borghese” è stato
fatto un focus sulle opere dipinte nella villa non ancora
futuriste, rivolte allo studio della luce e del colore fino
all’astrazione. E poi ancora Burri, Klein, Sidival, e l’ultima
mostra in vita di Carla Accardi, “La poetessa dell’Informale e
il cerchio si chiude”, Antonietta Raphael e la scuola romana,
l’omaggio di Jannis Kounellis al maestro Mario Mafai: “Mafai-Kounellis-La libertà del pittore” che rievocò nel 2014
un’epica stagione dell’arte a Roma.
    La collezione Carlo Bilotti si caratterizzata per
l’applicazione dell’arte all’imprenditoria, un percorso
realizzato con Andy Warhol. Da presidente di Pierre Cardin, ad
esempio, gli aveva commissiona 8 quadri con i fiori, Mimosa e
ylang ylang, dalle cui essenze si ricavano i profumi femminili
Pierre Cardin. Dall’interazione Bilotti-Warhol sono nate l’unico
doppio ritratto di Tina e Lisa Bilotti. E le celebri serie tra
le quali quella degli “Iris” e “Warhol verso del Chirico” una
interpretazione pop delle opere metafisiche. Da presidente di
Nina Ricci a Parigi commissionò invece a Niki de Saint Phalle le
bottiglie antropomorfe per profumi.
   

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Fonte Ansa.it

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