
“Ricordare san Gerardo”, patrono
di Potenza “non significa celebrare solo una ‘tradizione
identitaria’ vuota, che comincia con noi, che fa riferimento ad
una immagine del Santo evanescente e senza sostanza, staccata
dalla ‘sana dottrina’, e sostituita dal desiderio di svago pur
legittimo. Il rischio è che sarà più facile rivolgersi ‘alle
favole’, ‘rifiutando di dare ascolto alla Verità'”. E’ stato
questo uno dei passaggi più significativi dell’omelia
pronunciata in serata, in Cattedrale, dall’arcivescovo di
Potenza, monsignor Davide Carbonaro, nella Santa Messa in onore
di San Gerardo, di cui oggi si celebra la festa patronale. “Il
nostro Patrono – ha aggiunto monsignor Carbonaro – è
identitario, quando ci riconosciamo sotto l’unico tetto del
Vangelo, che egli ci racconta con la sua vita e nel quale sono
piantate le radici del cristianesimo, che hanno dato profonda
identità alle nostre genti e che stiamo spesso svendendo in nome
di un neopaganesimo di ritorno”.
Nelle ultime ore, a Potenza, in particolare sui social, sta
crescendo la polemica per la mancata partecipazione, e di
conseguenza la mancata benedizione, di monsignor Carbonaro e di
altri rappresentanti della Curia al momento conclusivo, davanti
alla Cattedrale, della Storica Parata dei Turchi, a cui ieri
sera hanno partecipato circa 1.100 figuranti e che, come ogni 29
maggio, alla vigilia della festa patronale, ha richiamato per le
strada della città lucana diverse decine di migliaia di persone.
Nella sua omelia, monsignor Carbonaro non ha fatto alcun
riferimento diretto né alle polemiche delle ultime ore né a
quelle, consuete in occasione dei giorni precedenti alla festa
patronale potentina, sull’abuso di alcol, in particolare da
parte di giovanissimi, tuttavia, in un passaggio iniziale, ha
detto che “un vescovo si domanda che cosa passa nel cuore della
sua gente, quali sono le fatiche, le speranze? Un vescovo ha
orecchi, occhi, perché ciò che accade nella sua città: gli stili
di vita, le scelte esistenziali, le relazioni, le fughe, la
visione per il bene comune, la cultura, l’educazione, il lavoro,
la passione per il proprio territorio, le scelte etiche, possano
abitare il suo cuore ed alimentare la sua parola. Certo, il
vescovo ha parole umane, ma le sue parole vanno oltre, sono
immerse nel Vangelo di Gesù. Le sue domande nascono non solo
dall’ascolto della realtà, ma dalla realtà che trova in Cristo
Signore – ha sottolineato l’arcivescovo di Potenza – la sua
misura, le risposte, il coraggio del vivere, la forza per
scegliere”.
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Fonte Ansa.it