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Federazione dei pediatri, ‘la riforma rivoluziona un sistema che qui funziona’

BOLOGNA, 16 MAG – “In altri contesti regionali, dove non c’è come in Emilia-Romagna la medicina di gruppo, non ci sono le associazioni, i pediatri non sono in rete, forse questa riforma può far la differenza. Nel nostro contesto, invece, significa perdere. E a cadere è il rapporto fiduciario col paziente e la personalizzazione della cura”. Lo dice Valeria Scialpi, segretaria provinciale della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) di Bologna, parlando della riforma della riorganizzazione della medicina territoriale, proposta dal Decreto Schillaci.

Scialpi ha espresso le sue preoccupazioni per la città, dove entro l’estate le Case della comunità finanziate da fondi Pnrr diventeranno punti di riferimento stabili e in autunno il sistema delle Aggregazioni funzionali territoriali sarà completato. Una riforma che, avverte, “rivoluziona un sistema che funziona, e ci è invidiato nel resto d’Europa, per trasformarlo in un’offerta di salute al bisogno, che il bisogno non lo soddisfa”.

La segretaria è intervenuta dopo che la Fimp nazionale ha a sua volta criticato la riforma, definendola “un esproprio della sicurezza sanitaria delle famiglie”. Per Scialpi la “rivoluzione” determinata dai turni che i pediatri dovranno coprire nelle Case di Comunità, è calata dall’alto “senza una contrattazione con i diretti interessati”. Spostare i pediatri dai loro studi, poi, significa introdurre un impersonale “effetto pronto soccorso”, in cui la risposta a un problema verrà data da un medico che non conosce il bambino: si incentiveranno “delle terapie eccessive, di medicina difensiva, facendo cadere il servizio di prevenzione, che – dice – è obiettivo essenziale della sanità pubblica”.

Tra i problemi, anche il “tempo perso” che i pediatri impiegheranno per spostarsi dal proprio studio, “magari nel Comune piccolo”, per prestare servizio nella Casa di Comunità. Infine, per Scialpi, questa riforma “finisce per privilegiare il privato”: “Se voglio un medico che mi segue e mi conosce – conclude – dovrò rivolgermi a un privato perché saprò che ci sarà sempre quella persona”.

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Fonte Ansa.it

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