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Cgil, ‘donne guadagnano meno e fanno più a fatica a trovare un lavoro’

“Le donne guadagnano meno degli
uomini, fanno più a fatica a trovare un lavoro e, quando lo
trovano, è povero e precario, spesso un part-time non richiesto,
comunque un contratto precario e uno stipendio basso”. E’ la
denuncia è della Cgil regionale che sostiene e partecipa alle
iniziative organizzate in Sardegna in occasione dello sciopero
indetto dalle categorie dei lavoratori e delle lavoratrici della
conoscenza, del commercio, del turismo e dei servizi.
    Due gli appuntamenti in programma domani, davanti alle
Prefetture di Cagliari in piazza Palazzo e Sassari in piazza
d’Italia dalle 10 alle 12, per i presidi organizzati da Filcams
e Flc Cgil insieme alle Camere del Lavoro, ai quali sarà
presente la Cgil regionale.
    L’obiettivo dell’astensione dal lavoro è riaffermare
l’urgenza di raggiungere la parità di genere, nel lavoro e nella
società. Nei settori in sciopero, nei quali la presenza
femminile è prevalente, le donne pagano il prezzo più alto di un
modello economico diseguale, fatto di part-time involontario,
bassi salari e una flessibilità che troppo spesso diventa
sfruttamento. A ciò si aggiunge il peso del lavoro di cura,
ancora quasi interamente scaricato sulle spalle delle donne. I
dati del mercato del lavoro, elaborati dal Centro studi Cgil
Sardegna, sono molto preoccupanti nel dato complessivo ma
evidenziano che le donne faticano di più a inserirsi e quando ci
riescono sono condannate a condizioni di precarietà e povertà di
salario.
    Il tasso di occupazione delle donne in Sardegna è inferiore
di oltre 14 punti percentuali rispetto a quello maschile (50,5
contro 64,7- dato Istat 2024). Il 44,5 per cento delle donne in
età lavorativa non cerca più un lavoro (fra gli uomini la
percentuale scende al 29,5 – Istat 2024). Nei primi nove mesi
del 2025 si registrano 185 mila nuove assunzioni, di queste
quasi 6 su 10 riguardano uomini. Tra i rapporti di lavoro delle
donne, soltanto il 7,3 per cento sono a tempo indeterminato
(10,1 per cento il dato maschile). Decisamente più cospicua la
percentuale di part-time, che interessa il 51,8 per cento delle
donne mentre si ferma al 28,7 degli uomini (dato Inps).
    Le donne inoltre, sono le più colpite anche dal part-time
involontario, che supera il 21%, a fronte del 6,9% maschile (Bes
Istat). Le ripercussioni salariali sono importanti: la
retribuzione media lorda annua nel 2024 delle donne si ferma a
poco più di 15mila euro, quella degli uomini a 21mila 814.
   
   

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Fonte Ansa.it

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