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Giudice morta: seconda autopsia, otto ore di incidente probatorio

Otto ore di confronto serrato
davanti al giudice per le indagini preliminari dell’Aquila,
Marco Billi, nell’ambito dell’inchiesta sulla giudice Francesca
Ercolini, originaria di Campobasso, trovata morta nella sua
abitazione di Pesaro il 26 dicembre 2022: il primo a intervenire
nel corso dell’udienza è stato Vittorio Fineschi, luminare della
medicina legale incaricato della seconda autopsia dopo la
riapertura del caso – archiviato come suicidio in un primo
momento – da parte della procura dell’Aquila. A seguire, sono
stati ascoltati gli altri componenti del collegio peritale e i
consulenti di parte. Non sono mancati momenti di tensione, con
confronti anche duri tra gli esperti.
    Al centro dell’incidente probatorio, la ricostruzione delle
condizioni del corpo della donna, trovato con un foulard stretto
al collo e legato alla ringhiera della scala interna: una
dinamica inizialmente interpretata come suicidio, ma da sempre
contestata dai familiari.
    La nuova inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Roberta
D’Avolio, ha portato sotto indagine il marito della giudice,
l’avvocato Lorenzo Ruggeri, insieme al medico legale che eseguì
la prima autopsia e ad alcuni appartenenti alle forze
dell’ordine, sospettati di depistaggio e falso ideologico.
    L’udienza è stata aggiornata al prossimo 9 marzo. In
quell’occasione, il giudice ascolterà la relazione del Ris di
Roma, che ha effettuato nuovi accertamenti nell’appartamento di
Pesaro per ricostruire la scena del ritrovamento, secondo quanto
riferito dal marito e dal figlio, all’epoca minorenne. Nel
frattempo, la salma della giudice – riesumata nel giugno 2025
dal cimitero molisano di Riccia – resta al Policlinico Umberto I
e sarà restituita alla famiglia solo al termine dell’incidente
probatorio.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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