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Morto in barca a Olbia, indagata l’armatrice dello yacht

Un unico nome, quello dell’armatrice
dello yacht Gravia sul quale è stato trovato lo scorso 8 agosto
il corpo dello skipper campano Giovanni Marchionni, risulta
ufficialmente iscritto nel registro degli indagati dalla Procura
di Tempio Pausania. Ad Annalaura Di Luggo, proprietaria del
lussuoso motoscafo di 17 metri ormeggiato e ancora sotto
sequestro nella banchina 7 della Marina di Portisco nel comune
di Olbia, e ai suoi legali rappresentanti, Giampaolo Murrighile
e Sebastiano Giaquinto è stato notificato l’atto, necessario per
consentire alla procura e alla pm Milena Aucone di effettuare
ulteriori accertamenti che saranno decisi in un vertice
convocato oggi in procura.
    A quasi sei mesi dal ritrovamento del cadavere del 21enne di
Bacoli, in Campania, le cui cause del decesso sono da
ricollegare alla possibile inalazione dell’acido solfidrico –
come sarebbe emerso dalla relazione autoptica e dagli esami
tossicologici, continuano infatti i controlli a bordo dello
yacht.
    Questa mattina sarà la volta degli ispettori del lavori della
Asl di Olbia che saliranno sull’imbarcazione. Finora lo Spresal
non era mai stato chiamato in causa nella vicenda. Nelle ore
successive al ritrovamento di Marchionni l’armatrice aveva
dichiarato che il giovane si trovasse con lei e la sua famiglia
in vacanza in Costa Smeralda. A smentire questa affermazione
sono stati da subito i genitori del giovane e anche il primo
cittadino di Bacoli, paese di origine di Giovanni Marchionni che
suoi suoi canali social ha sempre ribadito che il ragazzo era a
lavoro come skipper e non stesse trascorrendo una vacanza ospite
dall’imprenditrice.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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