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Da rifiuto a risorsa, le Sartorie sociali puntano sulla ‘lana italica’

(di Antonella Salvatore) Storie di mani laboriose, di
tracciabilità, di dignità, di moda, di cultura, insieme come
fili intrecciati nello stesso tessuto. Il rilancio dei borghi,
in Italia come in Molise, passa dai filati naturali che,
prodotti dagli animali nei piccoli allevamenti, finiscono però
bruciati o sotto terra in discariche. Uno spreco immenso. I
numeri parlano di oltre 8.700 tonnellate di prodotto da cui si
potrebbero ricavare 15 milioni di metri quadri di tessuto,
alimentando una filiera sostenibile capace di generare lavoro e
cultura. E’ l’obiettivo che si propone “100% lana Italica”,
progetto presentato a Termoli, che unisce il lavoro dei
contadini al rispetto per l’ambiente, all’arte, alla creatività,
alla moda che diventa etica e sostenibile: lo scarto diventa
risorsa, il costo opportunità, la lana gettata tra i rifiuti
speciali eccellenza.
    La rete delle Sartorie Sociali, costituita a Termoli un anno
fa, nel gennaio 2025, lancia un’iniziativa che ha già destato
interesse del deputato pugliese Giorgio Lovecchio, di
amministratori regionali del Molise, dell’Unione dei Comuni del
Basso Biferno e del comune abruzzese di Corfinio. Da tutti
arriva l’intento di supportare un’idea considerata coraggiosa
per lo sviluppo delle aree interne.
    L’iniziativa affonda le radici nella memoria del Sannio e
nella tradizione della Transumanza, patrimonio culturale
immateriale dell’umanità dell’Unesco. Cuore operativo del
progetto sarà un laboratorio didattico e manifatturiero con un
innovativo Centro per il lavaggio sostenibile della lana, dove
le Sartorie Sociali potranno sperimentare nuove tecniche, creare
prodotti artigianali 100% made in Italy”, colorati con sostanze
naturali.
    “100% Lana Italica è un atto culturale – spiega Maurizio
Varriano, presidente delle Sartorie sociali -, un modo per
ridare valore ai luoghi marginali, per formare nuove generazioni
di artigiani, rendere giustizia a chi lavora con le mani e con
il cuore. È, in fondo, la risposta italiana a una moda che ha
perso il senso del tempo e della terra”. Il progetto, aggiunge
Giorgio Lovecchio, “punta alla rivitalizzazione delle aree
interne attraverso il recupero e riciclo di prodotti naturali
come la lana del territorio. Invece, di sfruttare tessuti spesso
dannosi che non produciamo noi – prosegue -, potremmo
internalizzare la produzione della nostra lana con questa merce
che oggi va in discarica. Una volta presentato il progetto, lo
Stato potrebbe prevedere fondi finanziare l’iniziativa. Si può
pensare a piccoli opifici dove coinvolgere giovani per avere una
produzione locale”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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