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Oltre 630mila visitatori alla Borghese, rilancia con le mostre 2026

(di Laura Valentini) Inizia nel segno del Barocco Globale
con una mostra che propone per la prima volta in Europa opere
del mongolo Zanabazar il programma 2026 della Galleria Borghese
che arriva al traguardo del nuovo anno forte di un afflusso
record di visitatori: nel 2025 ha infatti registrato 630.759
biglietti venduti, rispetto al numero degli anni precedenti,
attestato intorno ai 600mila.
    Dopo la prima mostra in programma, ‘Zanabazar alla Galleria
Borghese. Dalla Mongolia al Barocco globale’, l’anno espositivo
proseguirà sul filo delle mostre dossier, progetti di ricerca
dedicati a un numero selezionato di opere del museo, per
culminare con una grande mostra che prende spunto dalle
Metamorfosi di Ovidio con opere di maestri come Correggio,
Michelangelo, Tiziano, tra gli altri, fino ad arrivare a Rodin e
Brancusi.
    A marzo sarà la volta di ‘Ritorno alla Galleria Borghese.
    Giovan Francesco Penni e la bottega di Raffaello’ (10 marzo – 3
maggio 2026) e ‘Marcello Provenzale da Cento. Un genio del
mosaico barocco nella Roma dei Borghese’ (17 marzo – 10 maggio
2026): progetti con cui la Galleria Borghese proporrà al
pubblico momenti fondamentali nella storia della collezione.
    La prima delle due esposizioni celebra il ritorno a casa di
una preziosa allegoria, recentemente acquisita dal museo, che
nella collezione di Scipione Borghese era attribuita a
Raffaello; la seconda riporta all’attenzione del pubblico la
figura singolare di Marcello Provenzale, innovatore della
tecnica del mosaico nella Roma di Paolo V.
    Poi si arriva al cuore del programma espositivo, con ‘Metamorfosi. Ovidio e le arti’ che aprirà i battenti il 23
giugno e sarà visibile sino al 20 settembre 2026. Curata dalla
direttrice della Galleria Borghese Francesca Cappelletti e da
Frits Scholten, è realizzata in collaborazione con il
Rijksmuseum di Amsterdam, dove arriverà dal 6 febbraio al 25
maggio 2026. “La mostra si concentra sulle metamorfosi di Ovidio
e sulla fortuna continua di questo libro – spiega Cappelletti
conversando con l’ANSA -, un testo che non è mai scomparso,
neanche durante il Medioevo e che ha sempre fatto parte sia del
serbatoio iconografico degli artisti che della cultura stessa
dell’epoca: Ovidio continua ad essere parte dei curricula delle
scuole, viene studiato anche dai monaci perché ne scoprono –
credono ovviamente di scoprirne – degli elementi allegorici che
rendono questi miti antichi molto vicini alle storie cristiane
dei personaggi della Bibbia”.
    Una vitalità di quest’opera che prosegue per tutto il ‘500 e
il ‘600, “forse il momento di maggiore fortuna delle Metamorfosi
– spiega Cappelletti – anche per questa capacità di prestarsi
alla decorazione degli ambienti specie negli affreschi per poi
arrivare più avanti con alcuni temi in particolare che vengono
esplorati anche dal Romanticismo; per cui noi con questa mostra
ci addentriamo anche nell’800 e arriviamo fino al mondo
contemporaneo, perché ovviamente il tema del cambiamento è
inteso anche come trasformazione, sia grazie all’attività
dell’artista, sia proprio come capacità di affrontare la
mutazione”. Ovidio ogni volta “comincia dal caos che nelle
metamorfosi man mano deve diventare cosmo, ordine, deve
diventare storia, mettendo ogni volta in guardia contro questo
pericolo di ritornare all’indistinto, ad un mondo prima del
cosmo”. Una mostra “che offre molti suggerimenti anche per il
mondo contemporaneo e quello che noi abbiamo colto più di tutti,
proprio perché siamo in questo luogo dentro villa Borghese dove
la palazzina che ospita la collezione vive in mezzo al parco, è
il rapporto continuo tra l’essere umano e la natura, perché
tutte queste trasformazioni vanno viste anche in questo senso,
ovvero quello della continuità che c’è all’interno del cosmo per
cui anche la morte fa meno paura: c’è una circolarità della vita
per cui niente, dice Ovidio, viene completamente distrutto”.
   
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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