
“Nella nuova graduatoria del
Comune, aggiornata al 31 dicembre scorso, le richieste di una
casa popolare sono 430: a conti fatti, ciò significa che, in
base al trend dell’amministrazione di recupero degli immobili
occupati abusivamente, se continuiamo a riacquisire circa 200
alloggi all’anno e se le richieste di una casa si stabilizzano
attorno a 400, nel giro di tre anni risolveremo il problema
dell’emergenza abitativa in città”. Lo ha detto Fabrizio
Ferrandelli, assessore comunale all’Emergenza abitativa, a
proposito del racket che ruota attorno alle case popolari
gestite dai clan criminali e mafiosi, uno dei punti al centro
della riunione del Comitato ordine e sicurezza convocato dal
prefetto Massimo Mariani dopo gli spari contro alcune abitazioni
e contro la chiesa di San Filippo Neri nel quartiere Zen.
“Grazie alla nuova piattaforma informatizzata e a una serie di
controlli incrociati, noi abbiamo fatto crollare il mercato nero
delle case popolari – ha proseguito – Prima la prassi era quella
di rivolgersi al referente territoriale di turno per occupare
abusivamente un alloggio, dietro la cessione di denaro, dai 10
ai 15 mila euro a casa. Oggi si presenta l’istanza al Comune di
Palermo. E chi occupa abusivamente sa che ritroverà le forze
dell’ordine dietro alla porta, pronte ad acquisire l’immobile –
ha sottolineato – Solo allo Zen sono circa 556 gli alloggi
occupati nell’orbita della criminalità organizzata. Ogni volta
che l’amministrazione comunale riacquisisce un alloggio, Cosa
Nostra perde soldi che avrebbe guadagnato da chi è disposto a
pagare per avere un tetto sotto cui dormire. La strategia è di
regolarizzare chi ha presentato la richiesta di sanatoria, così
da isolare le mele marce”.
“Non so se c’è una sentenza di morte su di me o solo di
legnate. Il comitato per l’ordine e la sicurezza ha stabilito
una vigilanza concordata. Quando scendo da casa o vado in
assessorato una macchina della polizia o dei carabinieri si fa
trovare sul posto. Le valutazioni le fa il Comitato, non io”
dice, scherzando ma non troppo, l’assessore. “Non sono un tipo
che si intimorisce, ma è chiaro che sto più attento, limito gli
spostamenti, cerco di non stare da solo e camminare in gruppo.
Paura per la mia famiglia? Spero che le mie scelte non abbiano
conseguenze su di loro” aggiunge.
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Fonte Ansa.it