
(di Maria Elena Marsico) Dal parco degli Acquedotti a villa
Pamphilj, con un obiettivo: prendersi cura del verde cittadino e
degli spazi pubblici. Sono circa 50 i patti di collaborazione
attivi a Roma tra l’amministrazione e le realtà associative del
territorio per la gestione condivisa di questi luoghi.
Tra questi c’è Largo Ferruccio Mengaroni, un’area di Tor
Bella Monaca restituita al quartiere grazie a un progetto di
rigenerazione urbana sponsorizzato dalla Fondazione Bulgari e
che viene gestita dall’associazione Cubo Libro. Zone verdi con
panchine, un’area giochi per bambini, area fitness e persino uno
skate park. La piazza è tornata a essere dei cittadini, come
raccontato nel corso della presentazione al convegno “Fare
insieme” alla Casa della città.
Tra gli altri progetti, il patto per il giardino dei cedrati
al parco di Villa Pamphilj dove una struttura, un “casale”
cogestito da pubblico e privato è diventato uno spazio per
iniziative culturali e un laboratorio sperimentale di
agricoltura urbana e ancora un luogo di ritrovo con una
caffetteria. Presentati anche il Parco dei Romanisti che vede la
presenza di un uliveto urbano il cui olio viene utilizzato per
le famiglie più fragili e il parco della Cellulosa. Attraverso
il patto all’associazione comitato promotore per questo parco
vengono affidati, tra le altre cose, l’apertura e la chiusura
degli ingressi della Cellulosa, gli interventi di cura del verde
orizzontale e la manutenzione dell’area gioco. E poi
l’esperienza di Retake al Parco degli Acquedotti con interventi
per il decoro e la cura del parco. Così i cittadini diventano i
protagonisti della cura, in questo modo, del verde.
Il Dipartimento Ambiente ha quindi stipulato 16 patti di
collaborazione, a cui se ne aggiungono decine in corso di
definizione e sottoscritti direttamente dai municipi. Circa 90
invece le adozioni che potranno poi trasformarsi in patti.
I patti di collaborazione sono “una modalità importantissima”
per il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, “perché ci consente
non soltanto di fare più cose che da soli non riusciremmo a
fare, ma perché ci consente anche di cogestire la città con
molte più idee, con molta più ricchezza di obiettivi, di spunti,
di visioni”, ha sottolineato. Dello stesso parere l’assessora
all’Ambiente, Sabrina Alfonsi: “è uno strumento che sta
funzionando molto bene”. E ha spiegato: “Abbiamo decine e decine
di realtà che hanno firmato i patti. Alcuni sono firmati da 30
associazioni. Sono un modo per curare i nostri beni comuni, ma
in realtà per curare anche le solitudini, le fragilità e fare
comunità e quindi ha un valore sociale, culturale e anche
ovviamente di gestione”.
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Fonte Ansa.it