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Musicologo Fabbri,’La favorita affascinante storia di contrasti’

“La favorita è un lavoro
teatrale affascinante. Contiene molti brani amatissimi, dagli
interpreti, e dagli appassionati. Ma va apprezzata come un
tutto, nell’insieme, non come antologia di belle pagine”. È la
prima suggestione offerta dallo storico della musica Paolo
Fabbri, protagonista questa sera al Carmen Melis di una
brillante presentazione dell’opera di Donizetti, ricca di
interessanti spunti. Si sofferma sul titolo dell’opera,
l’esperto, per sottolineare come “all’epoca nell’ambiente
italiano era davvero scottante: come dire L’amante del re, e i
re in carica si sapeva che avevano amanti fisse conclamate. In
Italia si optò per un diverso titolo: Leonora di Guzman, meno
compromettente. Come poi in certi climi culturali dell’Italia
ottocentesca l’opera di Verdi non si intitolerà La traviata, ma
solo Violetta”.
    Professore emerito dell’Università di Ferrara, Fabbri mette
in luce le “individualità appassionate come i potenti contrasti
collettivi dell’ opera e le situazioni di forte opposizione:
dominio dei sensi e loro ribollire, la malizia contro
l’ingenuità, la pace del chiostro e le violente turbolenze della
vita. Tutto ciò si risolve in pagine musicali incandescenti, o
fascinose”.
    La favorita sarà messa in scena il 6 giugno alle 20,30, 8/o
titolo della Stagione lirica e di balletto. Sul podio ritorna
Beatrice Venezi. “Affiora un’attualità di sentimenti e di
psicologie, che suscitano empatia anche se la vicenda può
sembrare lontana, alle prese con affari di corte e senso
dell’onore – argomenta il musicologo – ma di fondo, invece, è
soprattutto una storia di illusioni giovanili, e di delusioni
cocenti, di sogni generosi e di nobili sentimenti che
s’infrangono a contatto con le durezze della vita adulta e del
Potere”. Fabbri segnala poi il posto dell’opera nella produzione
di Donizetti “e ciò che la sua traduzione per l’ambiente
italiano ci dice dell’opera: le censure, lo sforzo per
disinnescare gli aspetti più scottanti. Anche ascoltando la
versione italiana – rimarca- l’ invito è a non dimenticare mai
l’originale francese”. Pone infatti in risalto le componenti
italiane e quelle francesi. “Ciò che a Parigi suonava come
decisamente italiano, e quanto in Italia pareva tipicamente
francese”, aggiunge nel concludere: “trovo di grande impatto i
contrasti e la capacità di Donizetti di porli in efficacissima
opposizione. Temi come le illusioni perdute, le trame maligne
che distruggono un animo puro, la volontà di espiazione,
l’impossibilità di tacitare i sentimenti. Sono tutti aspetti che
trovo affascinanti: anche perché una musica bella e potente li
rende quanto mai teatrali”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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