
“L’innevamento artificiale risulta poco sostenibile in termini economici e ambientali, in relazione all’elevato impiego di acqua e di energia che esso comporta. In regione, nel periodo antecedente la pandemia, per l’innevamento artificiale sono stati consumati annualmente più di 2 milioni di metri cubi di acqua, con una spesa per l’energia elettrica che, nei bilanci delle principali società di impianti a fune, incideva per circa il 7 per cento dei costi totali di produzione”. Lo scrive Banca d’Italia nell’ultimo rapporto annuale ‘L’economia della Valle d’Aosta’.
Illustrando l’andamento dell’agricoltura, il rapporto sottolinea che “l’irrigazione è basata prevalentemente sul ricorso all’acqua piovana e a bacini naturali e questo pone il settore in competizione nell’uso dell’acqua con il comparto turistico per l’innevamento artificiale e con quello idroelettrico per la produzione di energia”.
Riguardo al turismo, “il progressivo innalzamento delle temperature influisce negativamente sulla possibilità di garantire con questa tecnica una copertura nevosa sufficiente nel lungo periodo”.
Inoltre “in base alle stime di Arpa Valle d’Aosta l’acqua utilizzata per l’innevamento artificiale rappresenta una quota tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento dello stock idrico nivale naturale nella media del periodo 2007-2022, periodo durante il quale il ricorso all’innevamento artificiale era più contenuto e l’intensità delle precipitazioni più elevata. È stato inoltre stimato che tra il 2030 e il 2050 vi sarà un aumento del consumo di acqua rispetto al livello attuale compreso tra il 15-20 per cento per l’innevamento artificiale nelle stazioni poste a più alta quota”.
Fonte Ansa.it