
(ANSA) – UDINE, 23 GIU – “La lotta per la democrazia e per i
diritti umani è un compito del popolo iraniano, un obiettivo
raggiungibile. La nostra sola richiesta alla comunità
internazionale è che non aiuti il regime nella sua
sopravvivenza, che eviti accordi economici e rapporti che
possano sostenerlo e legittimarlo”. E’ l’appello lanciato oggi
da Lignano Sabbiadoro (Udine), da Shirin Ebadi, attivista
iraniana per i diritti umani e Nobel per la Pace 2003, in esilio
a Londra, più volte minacciata di morte dal regime di Teheran.
Domani riceverà il premio Hemingway 2023 nella sezione “Testimone del nostro tempo”, insieme agli altri vincitori: la
scrittrice Amelie Nothomb, lo storico Carlo Ginzburg, il
fotoartista Marco Zanta e l’atleta paralimpico Antonio Fantin.
“La violazione dei diritti umani in Iran peggiora di giorno
in giorno – ha detto Ebadi – ma anche se le voci della protesta
in questo momento si sono abbassate, ciò non significa che gli
iraniani abbiano smesso di opporsi al regime. C’è stata una
repressione fortissima con più di ventimila arresti, seicento
manifestanti uccisi, alcuni impiccati – ha raccontato – quindi
la gente comincia a essere più cauta, le proteste in questo
ultimo periodo sono soprattutto notturne, le persone continuano
a gridare per le strade che il regime iraniano deve andarsene”.
Riflettendo sulla possibilità di un cambiamento politico nel
suo Paese, Ebadi ha detto che “a oggi non c’è una persona
fisica, un leader della protesta che possa essere un’alternativa
al regime, ma ci sono gruppi di opposizione che collaborano
insieme, di cui non si può svelare l’identità perché
rischierebbero di essere arrestati”.
Sul peso delle sanzioni statunitensi e internazionali per
l’impoverimento della gente in Iran, Ebadi ha detto che “il
regime continua ad additarle come la sola causa”, mentre “le
cause decisive sono la corruzione dilagante e l’incessante
riciclaggio di denaro sporco da parte del regime che viene
investito soprattutto nel finanziamento di gruppi paramilitari
del vicino Medio Oriente”. “Il governo britannico mi ha
proposto la scorta ma ho rifiutato – ha concluso l’attivista –
morire per i propri ideali non è sicuramente negativo, e io non
ho paura e continuo per la mia strada”. (ANSA).
Fonte Ansa.it