
Era contrario a vendere droga con
l’attività del food truck, preso in società con Marco Cossi. E,
di fronte all’insistenza di quest’ultimo e all’aggressione
subita per l’ennesimo diniego, ha ucciso il socio. Lo ha
riferito lo stesso Samuele Donadello, 45 anni, negli uffici
della questura al dirigente della squadra Mobile, Immacolata
Benvenuto e al pm Marina Varagnolo che due giorni fa l’ha
indagato per omicidio volontario. Stessa accusa che l’ha
portato, oggi, in carcere.
Questo aspetto di voler usare il camioncino non solo per
la vendita di panini, ma anche come copertura per l’attività
illecita di vendita di sigarette al liquido Thc e altre droghe
sintetiche, dovrà essere approfondito come tanti aspetti
dell’omicidio che non sono ancora ben chiari. Il caso era già
ben delineato lunedì pomeriggio, il giorno successivo
all’omicidio di Cossi, 48 anni, secondo quanto ha riferito oggi
in conferenza stampa il questore Marco Odorisio.
La polizia aveva subito escluso il movente della rapina
in quanto la vittima aveva ancora in tasca documenti,
portafogli, cellulare e l’auto non presentava segni di furto.
Grazie al cellulare, i poliziotti hanno appreso che Cossi aveva
telefonato e si era messaggiato con quattro amici, soprattutto
con Donadello, dandogli appuntamento alle 21.30 nel sottopasso
dove ha poi trovato la morte. Dopo averli invitati tutti e
quattro in questura, gli agenti hanno perquisito le loro auto,
trovando nel portabagagli di Donadello un gilet di color marrone
sporco di tracce ematiche.
Le telecamere installate nei pressi della casa
dell’indagato avevano poi accertato che Donadello indossava lo
stesso gilet quando è uscito alle 20.30 e al suo rientro alle
23.30. Inoltre le cellule telefoniche avevano ‘agganciato’ i
cellulari dei due soci proprio nella zona del sottopassaggio.
Mentre gli altri tre amici che avevano incontrato Cossi sono
stati mandati a casa, Donadello è stato trattenuto per un
ulteriore approfondimento che è proseguito martedì, quando
l’uomo si è presentato spontaneamente in questura, con 10 ore di
interrogatorio durante le quali sono emerse numerose discordanze
tra le sue dichiarazioni e quanto aveva accertato la squadra
Mobile che non lasciavano dubbi sul suo coinvolgimento
nell’omicidio.
Pertanto il pm l’ha rilasciato, indagandolo per omicidio
volontario. Donadello è scoppiato a piangere e ha raccontato
cosa è successo domenica sera alle 21.30, quando ha raggiunto
Cossi in monopattino. Si è seduto nella parte posteriore della
Golf, mentre l’amico davanti parlava del più e del meno, fino
alla ennesima proposta di vendere anche droga con il food truck.
L’indagato ha rifiutato la proposta, ma la vittima avrebbe
reagito brutalmente prendendo un coltello da sotto il sedile
minacciandolo. La discussione è proseguita all’aperto, ne è nata
una colluttazione con Donadello che ha avuto il sopravvento,
riuscendo a impossessarsi del coltello con il quale ha infierito
brutalmente, una quindicina di volte, su Marco. L’arrestato ha
detto di avere gettato in un cassetto dell’immondizia l’arma,
che però non è stata ancora trovata.
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Fonte Ansa.it