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Marmolada, Fugatti: ‘Montagna da vivere, no a chiusure’

(ANSA) – TRENTO, 02 LUG – “La montagna è là e ci offre la
possibilità di emozionarci. Contiene però per sua natura dei
pericoli: si tratta di ambienti che non possono essere esenti da
rischi. E allora noi non possiamo che accettarlo, ma per questo
siamo chiamati a frequentare le vette con questa consapevolezza
e usando la massima prudenza”. Così Reinhold Messner,
intervenuto ieri sera a Canazei nell’ambito della serata “Marmolada, il futuro della montagna al tempo del cambiamento
climatico”, che ha aperto la tre giorni di iniziative a ricordo
della tragedia di anno fa, quando il crollo di 63.300 metri cubi
di ghiaccio travolse diverse cordate di alpinisti ad una
velocità di 50-80 metri al secondo strappando la vita ad 11
persone. “Il ricordo è un dovere nei confronti di una comunità
che è stata colpita al cuore”, ha osservato il presidente della
Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti che nel corso del
suo intervento ha ricordato il grande lavoro compiuto dal
sistema della Protezione civile del Trentino con il supporto
delle realtà altoatesine e venete per mettere in salvo i feriti
e recuperare chi ha perso la vita: “Si tratta di 127 operatori
che intervennero sul ghiacciaio nel giorno dell’evento, con il
supporto di altre 96 unità di supporto. Mette i brividi pensare
che queste persone hanno rischiato la vita, mettendo al primo
posto chi era stato coinvolto nell’emergenza. Oggi la Provincia
è impegnata nei monitoraggi con sistemi avanzati per indagare la
presenza di acqua liquida nel ghiacciaio, ma la montagna deve
continuare ad essere vissuta. Le precauzioni sono necessarie, ma
diciamo no alle ideologie: le precauzioni sono necessarie, ma
allo stesso tempo le montagne non possono essere chiuse”.
    Il sindaco di Canazei Giovanni Bernard ha spiegato che “ad
un anno dal 3 luglio, la Marmolada appare imbiancata ma il
processo di scioglimento è lo stesso. Attraverso i rilevi con
strumentazione ad hoc, la Protezione civile sta monitorando la
montagna e sulla base dei dati spetterà a noi assumere i
necessari provvedimenti. Diciamo no alle chiusure, ma intendiamo
verificare se ci siano le condizioni per prevenire, pur sapendo
che non è possibile mettere in sicurezza tutta la montagna”.
    (ANSA).
   

Fonte Ansa.it

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