
(ANSA) – CAROVIGNO, 12 MAG – Dal paesaggio archeologico dei
fondali della Baia dei Camerini, a Torre Santa Sabina
(Brindisi), emergono testimonianze sulle rotte della
commercializzazione in Salento di olio e vino in età antica,
proveniente dall’Egeo e dalle coste dell’Anatolia. Le recenti
ricerche dell’Università del Salento stanno portando alla luce
una serie di scoperte su quanto i fondali di questa zona
dell’Adriatico custodiscono.
L’approdo di Torre Santa Sabina è un sito archeologico tra i
più complessi e stratificati, con enormi potenzialità dal punto
di vista delle conoscenze storico-archeologiche. La nave più
antica, di età tardoarcaica (fine VI – inizi V sec. a.C.)
chiamata “TorreSantaSabina3”, solcava rotte ionico-adriatiche e
trasportava anfore e raffinati servizi da tavola. Ed anche
questo è emerso nel corso delle attività svolte ormai da qualche
mese in questo tratto del litorale brindisino. Nello strato più
profondo della sabbia sono stati trovati in posizione capovolta,
a causa del naufragio, crateri, brocche, coppe e tazze per
mescere e bere il vino, mentre il carico principale era il
contenuto delle anfore, destinate per la maggior parte al
trasporto del vino e, in misura minore, dell’olio. Prodotti che
provenivano da vari luoghi della Grecia e dell’Italia
meridionale, “beni di lusso” molto richiesti anche dalle
popolazioni che vivevano in Puglia durante l’Età arcaica, come i
Messapi nel Salento. A questa complessa stratigrafia si può
probabilmente aggiungere anche un altro carico proveniente dal
Mediterraneo orientale (V-VI sec. d.C.).
Le ricerche che si stanno sviluppando a Torre Santa Sabina
saranno oggetto di approfondimento dal 3 al 5 giugno, tra Lecce
e Porto Cesareo, nel corso dell’evento finale di UnderwaterMuse
– Immersive Underwater Museum experience for a wider inclusion.
(ANSA).
Fonte Ansa.it