
Compariranno domani mattina davanti
al gip i tre minorenni, tra cui una ragazzina, finiti al Centro
di prima accoglienza dell’istituito Beccaria per aver aggredito
e rapinato, con un complice di 20 anni, un 15enne che domenica
sera si trovava nella zona di corso Buenos Aires, a Milano. La
baby gang in una ventina di minuti di violenze e botte, si è
fatta consegnare il giubbotto, le scarpe e il cellulare e ha
cercato di ottenere dai genitori della vittima, dietro minacce
di morte nei confronti del loro figlio, la ricarica di 100 euro
della carta prepagata. Per questo sono accusati a vario titolo
di sequestro di persona, rapina, tentata estorsione e resistenza
a pubblico ufficiale.
Mentre il sindaco Giuseppe Sala, in merito a questo e ai
recenti episodi di cronaca che vedono protagonisti gli under 18,
spiega che il tema della sicurezza deve comprendere anche il
disagio giovanile e che la questione non si risolve con la
repressione ma con il reinserimento, in queste ore il gip del
Tribunale ordinario Tommaso Perna sta lavorando al
provvedimento, atteso sempre per domani, che riguarda il 20enne.
Si tratta di un ragazzo di origini tunisine, con precedenti,
giuridicamente senza fissa dimora in quanto vive in un
dormitorio in Provincia di Bergamo, che oggi per un impedimento
dovuto a motivi di salute, non ha potuto presentarsi dal
giudice. Il suo interrogatorio è saltato e verrà fissato
prossimamente. Domani invece sarà la volta dei minorenni, anche
loro della Bergamasca, che due sere fa sono piombati in uno dei
luoghi della movida milanese. Attorno alle 20 il 15enne è stato
accerchiato, spintonato e derubato di tutto quello che aveva in
tasca e addosso. Poi è stato costretto ad andare a uno sportello
bancomat per prelevare del denaro. Qui, però, la sua scheda
prepagata si è rivelata scarica e il ragazzo ha avuto una giusta
intuizione, ha chiamato il padre per farsela ricaricare. L’uomo
ha capito che qualcosa non andava: ha finto di assecondarlo, si
è fatto dire dov’era e invece ha avvertito i carabinieri.
“Mio figlio è un ragazzo coraggioso, ci ha detto di non aver
avuto paura. Ha qualche livido, ma a fargli male è stato altro:
il fatto che nessuno sia intervenuto”, ha affermato la madre,
puntando il dito contro l’indifferenza di chi ha assistito alla
scena. “Nonostante abbia fatto capire la situazione alle persone
che incrociava per strada, nessuno si è mosso. Hanno visto in
tanti – ha insistito -. Decine di persone. Poteva morire, mio
figlio”.
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Fonte Ansa.it