
Nei mesi estivi nel Lazio vi è stato
un incremento di casi di febbre dengue, malattia di origine
virale trasmessa agli esseri umani dalle zanzare che hanno, a
loro volta, punto una persona infetta; non si ha contagio
diretto tra esseri umani, anche se l’uomo è il principale ospite
del virus. Questa diffusione è destinata a persistere ancora
alcune settimane, quantomeno per l’intero mese di ottobre. E’
quanto emerge dal Congresso regionale del Lazio della Società
italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) ‘Studiare il
passato per comprendere il futuro’.
Nei mesi estivi ci sono stati diversi casi di febbre dengue,
con tre focolai di trasmissione autoctona, ossia non associati
direttamente a un viaggio, di cui due nel Comune di Roma e uno
in provincia di Latina. “Nel Lazio si riscontra un incremento di
casi di dengue, sia di casi importati da Paesi endemici (quelli
che si trovano tra i due tropici), sia di casi autoctoni cioè
contratta in Italia senza legame diretto a un viaggia all’estero
– ha affermato Emanuele Nicastri, direttore Unità Malattie
infettive ad alta intensità di cura dello Spallanzani – Ciò
avviene perché un paziente può rientrare in Italia con questa
infezione, viene punto dalla zanzara tigre, che si infetta e
dopo un periodo di incubazione di 10-15 giorni può infettare
un’altra persona. Per il mese di ottobre si prevede ancora una
circolazione del vettore, almeno fino alla prima settimana di
novembre. Se ci trovassimo di fronte a un paziente con sintomi
riconducibili a questa infezione, sarà bene fare un test rapido
che si può eseguire in centri infettivologici specializzati, ad
esempio venendo direttamente senza prenotazione all’istituto
Spallanzani, che dà una risposta in poche ore, in modo sia da
prendere in carico il paziente che di poter avviare una
disinfestazione che eviti il propagarsi di un focolaio e quindi
di nuovi casi”.
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Fonte Ansa.it