
(di Lorenzo Attianese) (ANSA) – ROMA, 01 FEB – Un locale, nato dalle macerie del
lockdown, è ora il crocevia di chi non si è rassegnato. Nel
quartiere del Pigneto a Roma, popolato da artisti e studenti, a
servire i clienti ed impastare la pizza ci sono tre ex compagni
di liceo che alla crisi economica del Covid hanno deciso di
porgere l’altra guancia. Tra tante serrande abbassate da mesi,
la loro è appena alzata solo da qualche giorno. “Abbiamo deciso
di mettere in piedi questa attività l’estate scorsa, in piena
pandemia e – spiega Matteo, che assieme a Fabrizio e Simone da
meno di una settimana gestisce ‘Bordo Pizzeria’ – i risultati
vanno già oltre le nostre aspettative. Certo abbiamo dovuto
inaugurare con il Lazio ancora in zona arancione. E farsi
conoscere dai clienti solo con la vendita d’asporto non è il
massimo. Ma da oggi che siamo in zona gialla siamo pronti a
mettere tavolini e sedie per poter aprire anche a pranzo”.
E’ proprio davanti ad una margherita che il gruppo di
trentenni ha ritrovato “l’incoscienza di osare”, proprio come
succedeva ai tempi del loro liceo artistico. In quel posto prima
c’era una trattoria, che era stata chiusa nei mesi
dell’emergenza sanitaria del 2020. Matteo, che era un fotografo
per cerimonie ormai a corto di eventi, ne aveva parlato con
Simone, che conosce bene il settore ma aveva appena chiuso un
altro ristorante a causa della pandemia. A loro si è aggiunto
Fabrizio, che dopo aver tentato la fortuna a Taiwan, era tornato
da qualche anno in Italia. In pochi giorni, durante i lavori di
ristrutturazione di quel piccolo sogno di 70 metri quadri, alla
loro saracinesca ha bussato Luca che, fermo in cassa
integrazione, si è poi aggiunto a loro: “Ho visto che state
aprendo. Se volete posso licenziarmi e lavorare con voi, sono un
pizzaiolo”.
Ora il telefono del locale squilla e c’è chi fa a turno per
stare al banco o infilarsi in macchina e consegnare le pizze e
fritture anche a domicilio. “Ma prima di arrivare a questo punto
abbiamo dovuto anche affrontare acquisti di prodotti e spese di
fine mese – ricorda Matteo – perché l’affitto del magazzino ci
veniva chiesto lo stesso e abbiamo dovuto mediare con i
proprietari. Stessa cosa con i fornitori”.
La sfida per ora sembra vinta. Così come la diffidenza di chi
aveva paura che l’ostacolo della crisi avrebbe fatto sprofondare
quelle ambizioni. “Abbiamo dovuto combattere contro lo
scetticismo delle nostre famiglie ma ora – aggiunge Simone, che
impasta aspettative e reminiscenze delle lezioni di Fisica –
qualcosa spinto in giù, non può che risalire”. (ANSA).
Fonte Ansa.it