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Cercasi programmazione per uscire dal ciclo(ne) delle emergenze.

Tutti abbiamo elogiato quei paesi, tra cui Locri, che sono riusciti con solerzia a pulire e mettere in sicurezza il proprio lungomare dopo il ciclone Harry. Tuttavia, da Davoli a Siderno, da Melito a Locri passando per Ardore, Marina di Gioiosa, Bova, tutta la costa jonica, Locri compresa, ha pagato un prezzo altissimo, spazzata via dalla furia della peggior mareggiata degli ultimi decenni. Kilometri di lungomare cancellati e spiagge ricoperte di arbusti e rifiuti. La velocità di erogazione dei fondi pubblici promessi sarebbe una prima risposta utile, ma non è questo l’argomento di questo articolo. In effetti, il 26 gennaio 2026 siamo rimasti colpiti dalla notizia della Gazzetta del Sud sul cosiddetto progetto salva-coste, mai realizzato. L’articolo titola “Locride, era pronto il progetto salva-coste: lavori mai realizzati”, infatti, con riferimento ad una serie coordinata e integrata di progetti e interventi su 43 km di litorale, da Brancaleone a Caulonia) afferenti l’Accordo di programma del 2014, Piano stralcio del 2016, con una fine lavori prevista 2023.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di ricostruire, almeno in parte e paer quanto pubblico, la storia amministrativa dell’Accordo di Programma che conteneva gli interventi utili, probabilmente, ad evitare il disastro causato dal ciclone Harry.
La competenza sull’erosione costiera è regionale, ed infatti, nel 2014, l’Autorità di Bacino Regionale e il Dipartimento competente realizzarono un “Master Plan degli interventi di mitigazione del rischio di erosione costiera in Calabria“, i cui interventi sono confluiti in un Accordo di Programma Quadro siglato tra Regione Calabria, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero dell’Ambiente.
Viene redatto e finanziato un progetto da 4,5 milioni di euro, con la Regione Calabria come soggetto attuatore e fondi del FESR 2014-2020, pensato per ridurre l’erosione costiera da Caulonia a Brancaleone, con inizio dei lavori previsto a fine 2019. Come testimoniato dal sito OpenCoesione, che monitora i progetti finanziati da fondi europei in tutta Italia (ma tutta la cittadinanza della Costa dei Gelsomini se n’era comunque accorta!), il progetto non è mai iniziato. Non abbiamo informazioni sul destino delle risorse stanziate, tuttavia, secondo alcuni esperti di fondi europei interpellati, quando un progetto dimostra di avere criticità, tra le quali si può annoverare il ritardo della progettazione esecutiva, dell’affidamento dei lavori o altro che impatti sulla realizzazione, le risorse possono essere “riprogrammate” a valere su altri progetti che rispettano gli obiettivi del fondo che li finanzia, in questo caso il FESR 2014-2020, senza neanche il vincolo di spesa sul medesimo territorio del progetto iniziale. Sarà stata questa la sorte toccata a quei fondi? Basterebbe confrontare gli elenchi di progetti finanziati nel corso degli anni col FESR per capire quale progetti hanno preso il posto di quelli previsti dall’Accordo di Programma Quadro, ad un certo punto non definito, nel Master Plan degli interventi di mitigazione del rischio di erosione costiera in Calabria.

Lasciamo l’interrogativo agli esperti, alle associazioni e ai cittadini che vorranno approfondire. Per quanto ci riguarda, preme sottolineare che è l’ennesimo episodio di quella che gli economisti hanno definito “l’economia dell’emergenza”, ovvero la scelta politica, più o meno consapevole, di breve respiro, di gestire l’emergenza piuttosto che programmare (e realizzare!) interventi strutturali e strutturati in modo da risolvere un problema una volta per tutte. Le risorse ci sono, ma spesso non si fa neanche in tempo ad usarle perché ogni inverno siamo impegnati ad aggiustare i danni del maltempo, le frane, le strade venute giù, e così via. Il caso del ciclone Harry è, quindi, da inquadrare quale ultimo esempio di questo modus operandi.
Se pensate che, tutto sommato, il ciclone Harry è di gennaio e l’estate è ormai finita, per cui parlarne ancora è una forzatura, focalizzatevi, invece, sui prossimi mesi sostituendo “inverno” alla parola “estate” e “dissesto idrogeologico” a “mareggiata”. Come suona? Da parte nostra speriamo non sia l’incipit di un nuovo articolo da scrivere.

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