
“La Sardegna ha raggiunto il
massimo storico di detenuti presenti negli Istituti
penitenziari. Un numero destinato a salire ancora nei prossimi
giorni con l’arrivo dei 41bis a Cagliari-Uta. I dati del
Ministero, 2.451 presenze, al 31 agosto, per 2.583 posti,
nascondono due importanti realtà. Non vengono infatti
conteggiati le 90 celle già occupate dai 41bis a Sassari Bancali
e i 300 posti “liberi” per lavori a Badu ‘e Carros. Quindi la
Sardegna è ormai satura per numero di persone private della
libertà ma nulla è cambiato per il personale medico,
infermieristico e della sicurezza”. Lo sostiene la presidente
dell’associazione Socialismo Diritti Riforme, Maria Grazia
Caligaris, facendo osservare che a Sassari con 458 posti
regolamentari sono ristretti 607 persone (132,5%) ma il numero
sale se si tiene in considerazione la presenza delle 90 persone
nel regime di massima sicurezza (152%).
A Uta attualmente la percentuale di presenze è del 133,3% con
748 detenuti per 561 posti regolamentari. Aggiungendo i 90
previsti si supera abbondantemente il 150%. “Dai dati
ministeriali, elaborati come sempre dall’Ufficio Statistiche del
Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria emergono –
sottolinea Caligaris – altri due importanti segnali che
accrescono il disagio di chi vive la detenzione e di chi ci
lavora, soprattutto con il caldo insopportabile di questa
stagione estiva. Innanzitutto, sono in continuo aumento i
detenuti stranieri (773 complessivamente) ma sono soprattutto
concentrati nelle due principali case circondariali. A Cagliari
sono 201 e a Sassari 197, due realtà messe a dura prova dalla
complessità del sistema. Ma un altro dato in controtendenza è la
presenza di 57 donne detenute. Anche in questo caso si tratta di
numeri mai registrati prima”.
“Anche la provenienza degli stranieri è un tratto da tenere
in considerazione per lo scarso numero di mediatori culturali e
per le difficoltà della convivenza in spazi angusti per
l’elevato numero di persone in cella. Prevalentemente sono
marocchini (159), tunisini (82), nigeriani (77) e algerini (76).
Insomma – conclude la presidente di Sdr – la situazione non
sembra destinata a migliorare anche perché a breve scadono i
contratti dei medici penitenziari e se il nuovo bando andrà
deserto come il precedente sarà un disastro”.
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Fonte Ansa.it