
Cronaca e calcio hanno
caratterizzato tutta la vita professionale di Emma Camagna,
giornalista storica di Alessandria, morta nelle prime ore di
stamane a 94 anni.
Ospitata da qualche tempo nella casa di riposo Basile per i
postumi di una frattura del femore, figlia d’arte – il padre
Giovanni era una firma de La Stampa – era nata il 17 luglio
1932, stesso anno di Umberto Eco, con cui ha frequentato il
liceo classico Plana.
Nel maggio 1974 con i colleghi Franco Marchiaro e Giuseppe
Zerbino entrò nella casa circondariale di piazza Don Soria per
ascoltare le richieste dei detenuti alla guida di una sanguinosa
rivolta. Rivolta che si chiuse con sette morti tra reclusi e
ostaggi.
Camagna fu firma del quotidiano torinese – fu una delle prime
donne a occuparsi di football in Italia – e volto
dell’emittente locale Telecity.
Suo malgrado, purtroppo, fu vittima di un brutale fatto di
cronaca. Il 27 marzo 2016, domenica di Pasqua, fu aggredita e
rapinata in casa. “Mi spiace non essere stata abbastanza attenta
da poter descrivere in modo più preciso quei due che parlavano
bene italiano, ma mi sono sembrati stranieri”, raccontò al
telefono, rammaricata, da giornalista di cronaca, di non aver
potuto cogliere dettagli utili per gli investigatori.
“Un’avventura allucinante, ma non mi sono spaventata,
fortunatamente sto bene”, rassicurò. A giugno la polizia arrestò
un 32enne cittadino albanese, poi condannato a sette anni e
mezzo di reclusione.
Emma Camagna è stata anche protagonista attiva nel sociale.
Per molti anni ha accompagnato, come dama di carità dell’Oftal,
malati e pellegrini al santuario di Lourdes. “Ogni volta resta
la più bella esperienza della mia vita”, ripeteva al ritorno da
ogni viaggio.
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Fonte Ansa.it