E’ estate, tempo di mode e trend in ogni campo. In riva al mare è tempo di SUP, ovvero di “stand up paddle” (remare in piedi, per chi non mastica l’inglese). Ne vediamo a decine ammassati negli stabilimenti balneari, alloggiati dove un tempo c’erano i wind surf. In effetti, il SUP è uno sport acquatico regolamentato e disciplinato, e non solo un’attività ricreativa, anche se, personalmente ed escludendo veri sportivi e appassionati, lo considero il SUP una moda pseudosportiva. Si tratta di un cugino minore del surf più semplice da imparare, ma che lo evoca con la forma e la lunga corda da attaccare al piede, che ricorda appunto quella per non far allontanare la tavola quando si cade in acqua. Poco importa se molti scelgono il SUP gonfiabile anziché la tavola rigida: l’effetto wow è lo stesso. Evocativo, forse, è il termine chiave per descrivere il SUP. Non si fa veramente sport, ma si pagaia in una posizione evocativa, in piedi o sulle, ahimè, ginocchia, come se ci si trovasse a pagaiare sulle rapide di un fiume sudamericano o di ritorno da una sessione di surf sulle gigantesche onde dell’oceano Pacifico. Il viso serio e tirato e la posa plastica del remo nell’acqua non fanno che confermare quest’aura di sport “estremo”, che però lo è solo per le proprie ginocchia. Ma è un dolore di breve durata, rispetto all’ammirazione che si guadagna tra i bagnanti del proprio stabilimento balneare. Dopo una prima e spesso unica giornata di uso per far vedere che si è in possesso di un SUP, lo stesso diventa in genere il gioco preferito dei bambini: il proprio figlio o nipote o cugino, infatti, lo usa come piattaforma per i tuffi con gli amichetti.
Credo che molti nello spicchio di mare davanti al proprio lido, abbiano visto orde di SUP fermi con quattro o cinque bambini e bambine sopra o intorno che giocano, urlano, si scontrano o si tuffano, oppure a cavalcioni, fregandosene della corretta postura da adottare, ovvero in piedi, da cui il SUP, come già detto, prende il nome. E’ la moda dell’estate, bellezza, di tutte le estati degli ultimi anni; evocativa, pseduosportiva, ma, almeno per i bambini, divertente.
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