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Tra i minorenni dell’istituto Beccaria, ‘psicofarmaci come caramelle’

(di Francesca Brunati) Quando entrano al Beccaria, il
carcere minorile di Milano, per loro gli psicofarmaci sono “caramelle”. Si prendono di tutto, li mischiano con hashish,
senza limiti. “Per le prime settimane è difficilissimo. Poi sono
loro che chiedono di sostituire l’illegalità con la legalità.
    Chiedono di essere curati, chiedono le terapie”. A raccontarlo è
Jolanda Tortù, comandante dell’Istituto Penale Minorile Beccaria
di Milano, in occasione della visita al penitenziario
organizzato dalla Camera Penale milanese, presieduta da Federico
Papa, nell’ambito del progetto ‘Ristretti in agosto’.
    “Quest’anno – ha affermato l’avvocato – abbiamo scelto il
Beccaria perché siamo preoccupati dell’atteggiamento che sta
assumendo la politica verso la giustizia minorile. Non più
l’attenzione al reinserimento e la preoccupazione del disagio
giovanile, ma la semplice punizione, che non risolve nessun
problema”.
    La commissaria, tornata l’anno scorso in quei corridoi “per
ridare dignità a questo luogo”, dopo la bufera per l’inchiesta
che ha portato a galla un sistema di presunte violenze fisiche,
umiliazioni e torture nei confronti dei giovani detenuti tra il
2021 e il 2024, ha raccontato che “si sta lavorando per
migliorare le condizioni di questo posto”. Perchè, a differenza
di chi ha dipendenze da droga e alcol, la cui percentuale resta
stabile, nell’ultimo periodo sono aumentati gli ingressi di
ragazzi con disturbi mentali e del comportamento, anche gravi.
    Giovani spesso sconosciuti ai servizi sociali (solo un terzo
hanno una terapia) e che hanno alle spalle situazioni familiari
di estremo disagio e per i quali alla fine il carcere può
diventare davvero la strada per riprendersi in mano la vita.
    “Hanno bisogno di figure che ci siano, anche come simboli dello
Stato. Hanno bisogno di contenimento ma anche della parola, –
ha spiegato la direttrice Eleonora Cinque – affinché arrivino ad
avere rispetto degli altri e della loro dignità”. A suo dire,
oltre a quello ‘trattamentale’, anche “il percorso penale è
importante per prendere coscienza. Il carcere è anche muro e a
volte di muro hanno bisogno per capire”.
    E qui le potenzialità per il reinserimento dei ragazzi ci
sono. Niente sovraffollamento – “siamo al limite, con 56 ragazzi
su una capienza di 57, con 27 italiani e 29 stranieri” – e ciò
consente di organizzare l’attività dei giovani (“vanno pungolati, ma poi partecipano”). Ovviamente in questi giorni, a
parte qualche campus estivo, tutto è fermo, ma passando di ala
in ala ci sono più di una palestra, una campo da calcio
all’aperto che, grazie alla Fondazione Milan, verrà
ripristinato. Al suo fianco una piscina che dalla fine di agosto
sarà aperta, e poi un altro campo sintetico e la palestra per i
cestisti. E ancora una pasticceria dove sfornano brioches che un
consigliere comunale presente alla vista ha definito “divine”,
una bicicletteria e un officina da gommista, un laboratorio di
pittura (tanti sono i murales abbelliscono le pareti dei
camminamenti interni) e una grande falegnameria che potrebbe
essere un asso nella manica per tanti ragazzi. Infine il punto
di forza: il teatro gestito dalla compagnia Puntozero: corsi
professionali dedicati ai detenuti e non, per attori, tecnici di
suono o luce, che imparano con strumentazione professionale e
portano in giro spettacoli come l’Antigone (un ragazzo si è
tatuato il nome su una gamba, tanto gli piaceva) o Alice nel
Paese delle Meraviglie e si confrontano con l’esterno.
    In questo quadro manca però quello che per i giovani detenuti
sono beni di prima necessità: “I palloni per giocare a calcio
perché continuano a lanciarli fuori per regalargli la libertà. –
afferma Eleonora Cinque – Mancano calciobalilla con cui sfidarsi
per ore, il materiale sportivo che si consuma velocemente,
occorrono televisioni perché quando si arrabbiano sono la prima
cosa che rompono e per rabbia rompono anche i frigo e i
ventilatori”. Che ad agosto sono fondamentali, perché il caldo
rende tutto difficilmente sopportabile.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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