
(di Alessandra Magliaro) La scaletta non c’è ancora, “pescherò bendato tra i miei titoli più famosi” ma
l’appuntamento è già fissato: 21 giugno 2027. In quella data
Nino D’Angelo festeggia 70 anni e si prende tutto lo stadio
Maradona per un autotributo “che sarà un modo per ringraziare la
città e me stesso. Sul palco mi verranno a trovare in tanti e
spero anche tutta la mia famiglia allargata”. Nino D’Angelo è
un pozzo di storie, farà 70 anni ma ha vissuto già tante vite
come il film diretto dal figlio Toni, Nino 18 giorni, presentato
con successo all’ultima Mostra del cinema di Venezia ha fatto
vedere. Accanto a lui la moglie Annamaria che bacia
affettuosamente: anche lì c’è una storia da raccontare. “A 17
anni ho rischiato di perdermi, di fare cose sbagliate, mio padre
mi voleva picchiare, si mise in mezzo uno sconosciuto, mi difese
e mi fece una grande lezione di vita ma a casa sua fui folgorato
dalla figlia, aveva 11 anni. Facemmo la fuitina, scappammo,
restò incinta, ci volevano ammazzare tutti ma siamo
inseparabili, stiamo festeggiando i 47 anni di matrimonio ed è
da sempre la mia forza”, racconta in una intervista all’ANSA,
ospite premiato al Marateale 2026. La biografia di D’Angelo è
più di un romanzo, cresciuto con 5 fratelli a San Pietro a
Patierno alla periferia di Napoli con un padre emigrato per
lavorare, “povertà vera, quella che ho vissuto. Periferia vera e
frigorifero vuoto. A tavola il primo piatto era l’ignoranza, i
miei genitori avevano la seconda e terza elementare, io con la
licenza media ero l’intellettuale di famiglia, avevo il compito
di leggere le bollette. Ho grande rispetto per quella mia
infanzia e per quelle ristrettezze, sono le mie radici, da lì
sono partito”. Prima del Nino di ”Nu jeans e ‘na maglietta’ c’è
il Nino amato a Palermo, del 45 giri ‘A storia mia, ‘O scippo’,
del teatro doveva durare due giorni e ne durò 18 per una
sceneggiata infinita, mentre nasceva a Napoli il primo figlio
Toni. “Ero un cantante di matrimoni, ne facevo a decine. Col
jeans e la maglietta, con annesso film box office, ho fatto la
svolta nazionale, mi conobbero fuori Napoli e Palermo”. Per
anni, tra la fine degli anni ’70 e ’80, gli anni del successo
più popolare “sono stato il mito dei falsari. Io sono un
miracolo dei falsari: su 10 dischi venduti solo 1 era originale,
scoprii che persino mio padre copiava le cassette e le vendeva,
roba da pazzi, mi chiedeva di dargli l’anteprima del disco prima
che uscisse, io non avevo neanche la distribuzione”, racconta
come fosse un episodio del film Mixed by Erri di Sidney Sibilia.
“Sono un ammiratore di quel Nino là, che ha avuto successo ma ha
sofferto tanto e ha saputo rinascere. Non facevo promozione, il
mio successo erano le radio libere, le radio di palazzo. Non mi
mettevano in classifica perchè dicevano che non risultavo,
essendo tanto successo basato sulle cassette taroccate. E io ci
stavo male, il mio idolo era Francesco De Gregori, vendevo come
lui ma ero invisibile, sono stato l’incarnazione di tutti gli
invisibili”. Poi ad un certo punto pure è arrivata pure la
depressione, “avevo subito troppi torti”. Nel successo in
Italia, nei concerti in Argentina, in Brasile, arriva ad un
certo punto un festival in Romania, importante come Sanremo “eravamo in cartellone io e Peter Gabriel, incredibile a dirsi.
Con 4 accordi sapeva fare di tutto, è diventato un mio mito e da
lì ho cambiato, sono stato meglio, ho trovato la strada della
world music”. A Napoli ci torna? “Dopo gli spari della camorra
negli anni ’80, proiettili che colpirono la mia casa, ci
trasferimmo a Roma, ormai abito nella Capitale dall’epoca, ma la
casa a Napoli ce l’ho sempre e ci torno volentieri”. Ora si
diverte ancora? “Sono stato convinto a fare una canzone estiva,
io che poco sopporto i duetti – ma nell’ultimo concerto di Pino
Daniele era lì con lui, ndr – e ne sono felice: con Rovazzi e
Arisa abbiamo fatto un tormentone estivo, La Costiera
Amalfitana, molto ironico” . Al Marateale cammina tra ali di
folla e persino protetto dalla sicurezza, dopo tutti questi
anni come vive il successo popolare? “Come una droga, faticoso
da gestire, ma senza sarei disperato. Mi sono fatto da solo,
sento di meritare questo affetto”.
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Fonte Ansa.it