
(dell’inviata Francesca Pierleoni) Di quello che è successo “non voglio più parlare. Vorrei derubricarla a rapina. Può
succedere, è capitato. Secondo me non è colpa di Milano, non è
colpa di niente. Avrei tante cose da dire, magari poi lo farò
anche chiamando a confronto il sindaco Sala. Ci siamo già
sentiti, mi ha telefonato naturalmente e mi ha espresso la sua
vicinanza, ma non è successo niente di che, se non una rapina”.
Lo dice fermo ma con un sorriso Federico Quaranta, parlando con l’ANSA a proposito dell’aggressione sventata a Milano qualche
giorno fa. Il conduttore è stato tra i protagonisti
dell’incontro ‘Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del
Dialogo’ alla 25/a edizione de Il Libro Possibile, il festival
sostenuto da Pirelli in corso a Polignano a Mare.
“Un altro sindaco che amo, quello di Matera, Antonio Nicoletti,
mi ha chiamato per raccontare la città. E questa cosa mi riempie
di orgoglio perché io non sono materano ma genovese – spiega -.
Non ho mai raccontato Genova, ma mi chiamano per raccontare
Matera, perché l’ho attraversata, sono sceso nelle profondità
della Gravina, l’ho studiata e ogni volta che ci vado sento un
radicamento profondissimo. E allora ho detto sì, proprio per
l’amore che ho per la città”. Quaranta sarà di nuovo nella
prossima stagione in onda sia su Rai 1 che su Rai 3:
sull’ammiraglia Rai “torno nella fascia del sabato, che è quella
che va da mezzogiorno” dove si succederanno alcuni spinoff di
Linea verde. Poi c’è “‘Il provinciale’ su Rai 3, a cui tengo
tantissimo: un programma di antropologia, di sociologia.
Stavolta cominciamo il 7 di settembre alle ore 20.10 e sono
viaggi che durano una settimana. Le puntate le puoi vedere anche
singolarmente, è la logica della serie, però tutte insieme
raccontano un territorio per 5 giorni, da lunedì al venerdì”.
Contemporaneamente alla messa in onda “noi saremo in campo a
registrare le altre 60 puntate, che varieranno un po’ nel tema
portante perché parleremo della cucina italiana come patrimonio
dell’Unesco. Sappiamo meglio di chiunque altro che la cucina è
antropologia pura. Per capire un popolo sulla Terra si deve
prima di tutto guardare come e dove quel popolo mangia”. Sono 20
anni “che faccio questo mestiere – ricorda – e che io ogni
settimana sono in giro su uno o due o tre territori diversi per
raccontarli. Ancora oggi le persone si stupiscono, mi dicono che
faccio un lavoro incredibile perché le storie che racconto sono
così profonde. Quelle sono il nostro patrimonio, la nostra
ricchezza. Sono le storie di tutti. E’ per questo che continuo a
camminare e a raccontare”.
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Fonte Ansa.it