
Tappa vibonese per
l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tilman Fertitta,
protagonista del suo tour di “Freedom 250”. Giunto al porto di
Vibo Marina a bordo del suo mega yacht, il diplomatico americano
ha visitato lo stabilimento Baker Hughes, una delle principali
realtà industriali del territorio, prima di incontrare
rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e
accademico calabrese.
“Sono rimasto davvero colpito da Vibo e dalla leadership
locale – ha dichiarato Fertitta -. Oggi ho visitato lo
stabilimento Baker Hughes, dove lavorano circa 150 persone, e ho
incontrato tantissimi operai. Si tratta di un impianto altamente
complesso e questo dimostra che qui ci sono competenze di
altissimo livello. Una delle cose che voglio fare è cercare di
attirare più aziende statunitensi. Baker Hughes proviene dalla
mia città natale e vorrei convincere altre imprese del settore
energetico e manifatturiero a guardare a questa area come un
luogo ideale dove costruire impianti e produrre, proprio grazie
alla professionalità dei lavoratori locali”.
Per Fertitta, Vibo presenta prospettive importanti non solo
sul piano industriale, ma anche turistico. “C’è un’opportunità
incredibile di crescita economica. Sono rimasto sorpreso – ha
detto – dalla bellezza di questa città: pensavo di trovare
semplicemente un porto, invece il lungomare è splendido. Qui il
turismo può diventare un settore strategico, affiancato da una
manifattura di qualità. Potrei persino pensare di aprire un
hotel e un ristorante qui quando non sarò più ambasciatore», ha
affermato con una battuta.
“Il rapporto tra Italia e Stati Uniti è fondamentale – ha
spiegato – e sono rimasto colpito dalla volontà di
collaborazione che ho trovato in tutte le regioni italiane. La
Calabria offre opportunità competitive quanto qualsiasi altra
area del Paese, grazie alla qualità della sua manifattura e dei
suoi lavoratori. Per questo era importante essere qui oggi e
conoscere da vicino queste realtà”.
Fertitta ha poi ricordato con emozione le proprie origini
familiari siciliane: “Mi sento americano, ma da quando vivo in
Italia mi sento sempre più italiano. Ho detto al presidente
Trump che l’unico Paese in cui avrei voluto essere ambasciatore
era proprio l’Italia. Sono cresciuto in una famiglia di
tradizioni italiane, tra arancini, spiedini e ogni tipo di
pasta. Mi dispiace che i miei parenti, ormai scomparsi, non
abbiano potuto vedere uno di loro tornare qui come ambasciatore
degli Stati Uniti”.
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Fonte Ansa.it