
Le segreterie nazionali di Fim,
Fiom e Uilm denunciano la situazione allarmante dei flussi
produttivi di L-Foundry, “in uno stato di blocco quasi totale.
Non vengono introdotti nuovi prodotti” scrivono, e la produzione
di memorie volatili e sensori d’immagine “si regge sulla
commessa storica americana, ormai agli sgoccioli: si lavorano
appena 200 fette di silicio a settimana, a fronte di una
saturazione degli impianti pari a 11.000 fette. Per garantire il
pareggio economico sarebbe necessario produrne almeno 5.500”.
Secondo i sindacati la situazione “rischia di compromettere la
sopravvivenza industriale e il mantenimento dei livelli
occupazionali” dello stabilimento di Avezzano. Per questo
ritengono indispensabile la convocazione urgente di un tavolo
presso il Mimit.
“Anche la situazione manageriale è preoccupante viste le
dimissioni del Ceo Nabeel Gareeb” sottolineano in una nota. Lo
stesso Nabeel, nell’incontro al Mimit del dicembre 2025, aveva
promesso un rilancio industriale. “L’illustrazione del piano
strategico sarebbe stata fatta nel primo semestre 2026. Ad oggi
– proseguono i sindacati – nulla è stato presentato, e dubitiamo
che dal gennaio 2027 possa partire la produzione di nuovi
modelli. Al contrario, il contratto di solidarietà coinvolge
sempre più addetti, testimoniando l’incertezza su 1.300
lavoratori” dichiarano Massimiliano Nobis della Fim-Cisl,
Barbara Tibaldi della Fiom-Cgil e Luca Maria Colonna della
Uilm-Uil.
Interviene anche il senatore Pd Michele Fina. “Ho partecipato
oggi all’ennesimo tavolo di crisi presso la Regione Abruzzo. Le
recenti notizie secondo cui il vertice dell’azienda, Nabeel
Gareeb, sarebbe stato sollevato dall’incarico dalla proprietà
contribuiscono ad accrescere un clima di forte incertezza. Ho
inviato una comunicazione ufficiale alla sottosegretaria Fausta
Bergamotto per rafforzare e sostenere in modo trasversale la
richiesta che l’assessora Tiziana Magnacca si è impegnata a
rivolgere al Governo, affinché venga convocato nel più breve
tempo possibile un tavolo presso il ministero delle Imprese e
del Made in Italy”.
Fra i temi centrali della vertenza c’è la formazione. “Al 31
dicembre 2026 – ricorda Fina – scadranno i contratti con le
agenzie interinali e gli impegni assunti dall’azienda con la
Regione, relativi all’avvio nel 2027 di nuove produzioni e nuovi
prodotti, rendono indispensabile l’attivazione di percorsi di
formazione e reskilling. Se ciò non dovesse avvenire, sarebbe il
primo segnale concreto che le prospettive industriali non sono
quelle annunciate. Per questo ritengo debba essere valutata
l’ipotesi già discussa di un ingresso in equity dello Stato
nell’azienda”.
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Fonte Ansa.it