
“La Sicilia ha fondi di coesione
in abbondanza, sia sulla programmazione 2014-2020 che su quella
2021-2027. Ma un conto è la mancanza di risorse, un conto è come
queste vengono spese, anche in ragione dell’autonomia che ha la
Regione Sicilia”. Lo ha affermato il ministro per gli Affari
europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, a
Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). “L’ho detto anche al
presidente Schifani – ha aggiunto il ministro – occorre fare una
riflessione perché il 2030, che è la data ultima per
rendicontare i fondi di coesione, è dietro l’angolo. Oggi siamo
a metà del 2026. Se teniamo conto che un’opera pubblica di medie
dimensioni dura tre anni, questo è il momento di fare eventuali
interventi”.
“Penso che le amministrazioni, soprattutto quelle comunali,
sulla spesa non debbano pensare al giorno dopo, ma iniziare a
pensare al decennio dopo perché se noi iniziamo a programmare e
a guardare in avanti probabilmente fermiamo alcune emorragie” ha
detto Foti, a Messina dove si è poi recato per un incontro con
il candidato del centrodestra a sindaco Marcello Scurria,
rispondendo alla domanda su cosa devono fare le amministrazioni
per attrarre gli investimenti. “Faccio presente – ha aggiunto –
che il fenomeno delle aree interne e dello spopolamento non
riguarda soltanto le aree montane del Nord, riguarda
pesantemente il Sud e la Sicilia, quindi occorrono delle
valutazioni e delle prospettive nel medio periodo per invertire
la rotta perché il diritto di restare deve essere coniugato
anche con la possibilità che la gente poi abbia concreta
possibilità di restare”.
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