
Un maschio adulto, tra i 45 e i 55
anni, vissuto quattromila anni fa, nell’età del Rame (2500-2200
a.C.), che porta nel cranio i segni due trapanazioni superate,
che non gli sono state fatali: è il misterioso personaggio, i
cui resti sono stati trovati nell’area megalitica di Aosta, di
cui oggi è stata svelata l’immagine del volto. Ciò è stato
possibile grazie a una sofisticata operazione di ricostruzione
facciale forense, con una scansione 3D del cranio, il
posizionamento di indicatori dei tessuti molli su base
statistica europea, la modellazione anatomica e la scultura
digitale. Si tratta della stessa metodologia impiegata in ambito
investigativo per il riconoscimento di individui sconosciuti, ma
qui applicata in un contesto archeologico. La calibrazione
storica ha anche restituito al busto l’abbigliamento e gli
ornamenti coerenti con il contesto culturale dell’epoca.
L’iniziativa “Quando l’archeologia guarda negli occhi: la
ricostruzione del volto dell’uomo dell’età del Rame” è stata
realizzata dal MegaMuseo di Aosta, diretto da Generoso Urciuoli,
attraverso una collaborazione con la Arc-Team di Trento.
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