
Non solo un centro di aggregazione sociale per famiglie e portatori di handicap, lo stadio del nuoto di Caserta – chiuso da circa un anno per la mancanza del certificato antincendio – era diventato negli ultimi anni un esempio di emigrazione sportiva al contrario accogliendo nuotatori di livello internazionale, tra cui un campione europeo. Una dimensione che la Time Limit, l’associazione sportiva casertana di Andrea Sabino – 80 gli atleti di tutte le età seguiti – aveva raggiunto appoggiandosi alla piscina olimpionica inaugurata nel 1991. Da un anno però lo stadio, di proprietà della Provincia, è chiuso e i lavori di adeguamento necessari tardano ad arrivare.
E così la Time Limit, ha finito per ‘nuotare’ in una palude burocratico-amministrativa di cui non si vede il fondo. Lo stop impatta su migliaia di cittadini di Caserta che devono spostarsi in altri comuni, con disagi e spese diventate insostenibili per tanti ragazzi disabili, in special modo autistici, che nello stadio avevano spazi e istruttori tutti per loro. Ma impatta anche sugli atleti che vivono di nuoto, come Simone Stefanì, campione europeo di vasca corta a dicembre scorso, o le gemelle 23enni Antonietta e Noemi Cesarano, entrambe nel giro della nazionale, costretti oggi a girovagare tra le province di Caserta e Napoli per trovare strutture all’altezza.
“Simone Stefanì, nel 2019 dopo il diploma – spiega Sabino, che fa base a Liberi – scelse di trasferirsi da Lecce a Caserta per essere seguito dalla Time Limit, sapendo della bontà dei nostri metodi di allenamento. Prima di lui ci avevano scelti Stefano Ballo, che arrivava da Bolzano, quinto alle Olimpiadi di Tokyo, il nuotatore romano Alex Di Giorgio, Arianna Castiglioni, poi divenuta campionessa europea. Le gemelle Cesarano sono cresciute con me da quando avevano cinque anni. La soddisfazione è stata anche di aver fatto entrare questi ragazzi nei gruppi sportivi delle forze dell’ordine e dei corpi militari, garantendo loro anche un futuro”.
A partire dal 2018 Caserta, “è stata davvero il punto di riferimento del nuoto italiano – osserva con amarezza Sabino – ma oggi perde colpi. Il progetto a livello èlite è purtroppo fermo, non sono arrivati altri ragazzi né probabilmente arriveranno”. Le difficoltà quotidiane sono quasi sempre enormi, con allenamenti tre volte a settimana alla Scandone di Napoli, dove c’è la piscina di 50 metri, mentre Simone e gli altri atleti dovrebbe allenarsi tutti i giorni nella vasca grande; allenamenti itineranti, visto che nello stesso giorno si va a Napoli e poi in una delle piscine con vasca di 25 metri situate a Piedimonte Matese o San Nicola la Strada.
Sabino confessa di aver ricevuto offerte di lavoro dalla nazionale di nuoto dell’Azerbaijan. “Ho rifiutato – racconta – per continuare a lavorare sul territorio, ma è sempre più complicato”. Di qui l’auspicio che “la Provincia trovi una soluzione per far partire prima possibile i lavori”. E soprattutto indichi un cronoprogramma degli interventi: “Non si può far morire un settore che ha fatto crescere tanti ragazzi”.
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Fonte Ansa.it