
Un intervento di “straordinaria
complessità” è stato recentemente portato a termine con successo
grazie alla collaborazione tra l’équipe di Urologia e quella di
Chirurgia generale dell’azienda Ospedaliera Santa Maria di
Terni, “confermando ancora una volta – sottolinea l’ospedale –
il valore della sinergia multidisciplinare e delle tecnologie
avanzate in ambito chirurgico”.
Protagonisti dell’operazione il dottor Alberto Pansadoro,
direttore della struttura complessa di Urologia, e il dottor
Giovanni Tebala, direttore della struttura complessa di
Chirurgia generale, che hanno lavorato fianco a fianco per
affrontare un caso clinico particolarmente impegnativo.
Il paziente presentava una storia clinica estremamente
complessa.
L’intervento è stato eseguito interamente con un approccio
mininvasivo robotico, una scelta che ha permesso di operare con
la massima precisione nonostante le importanti difficoltà
tecniche. In particolare, la presenza di diffuse e tenaci
aderenze intestinali, esito dei precedenti interventi chirurgici
e trattamenti radianti, rappresentava un ostacolo significativo,
aumentando il rischio di complicanze intraoperatorie e
postoperatorie.
“Si è trattato di un intervento ad altissima complessità –
spiegano i chirurghi – reso possibile dalla stretta
collaborazione tra specialisti di diverse branche e
dall’utilizzo di tecnologie all’avanguardia. La chirurgia
robotica consente oggi di affrontare situazioni che fino a pochi
anni fa avrebbero richiesto approcci molto più invasivi e
gravati da maggiori complicanze”.
Il decorso post-operatorio è stato regolare e grazie anche ai
benefici della chirurgia robotica il paziente è attualmente in
buone condizioni cliniche, a testimonianza dell’efficacia
dell’approccio adottato. “Questo caso – dichiara il direttore
generale Andrea Casciari – rappresenta un esempio concreto
eccellenza chirurgica e di come l’innovazione tecnologica, unita
all’esperienza clinica e alla collaborazione multidisciplinare,
possa offrire nuove possibilità di cura anche nei casi più
complessi, migliorando significativamente il decorso
postoperatorio e la qualità di vita dei pazienti”.
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Fonte Ansa.it