
“Da mamma di uno dei ragazzi
deceduti posso smontare la ‘teoria dell’apparire’. Mio figlio
aveva il telefono fuori uso, dunque, anche volendo, non avrebbe
potuto perdere tempo a filmare piuttosto che correre via.
Aggiungo che nelle 39 pagine di autopsia che ho letto emerge
chiaramente che la morte da inalazione di monossido di carbonio
e cianuro è avvenuta prima del fuoco ed in pochi secondi.
Dunque, almeno che non avesse facoltà di preveggenza, non
sarebbe potuto sopravvivere”. Lo dice Carla Masiello madre di
Giovanni Tamburi, giovanissimo bolognese morto nella strage di
Crans Montana.
A quattro mesi dalla morte dal figlio, Masiello torna a
parlare del dibattito che c’è stato a proposito
dell’atteggiamento dei ragazzi e dei video realizzati durante
l’incendio. In particolare Carla Masiello se la prende con un
articolo di Massimo Giletti uscito su ‘Gente’ in gennaio dove si
parlava del “vuoto educativo in cui sono cresciuti i ragazzi” e
che ha, negli ultimi giorni, provocato reazioni fra i genitori
delle vittime francesi e svizzere che lo hanno letto.
“Oltre al dolore immane della perdita – dice la donna – non
mi sembra fosse il caso di infierire con riflessioni non
corrette e superficiali, tanto per dire qualcosa. Un bel tacer
non fu mai scritto”.
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Fonte Ansa.it