
Sindacati e lavoratori hanno
attraversato le vie di Trieste riuniti in un lungo corteo
partito da Campo San Giacomo e giunto in tarda mattinata nella
centrale piazza Unità d’Italia. Con garofani rossi in mano,
bandiere sindacali, striscioni e musica, i manifestanti hanno
ribadito che “Il lavoro non è uno slogan: è dignità, futuro e
libertà”.
L’iniziativa è stata promossa da Cgil, Cisl e Uil in
occasione del Primo Maggio. Circa 3mila i partecipanti secondo
una stima della Questura, 5mila la cifra calcolata dai
sindacati. Presenti le rappresentanze studentesche con lo
striscione “Cercate braccia, avrete persone”. Esposte anche
bandiere di partiti, tra cui, Avs, Pd, M5s, Adesso Trieste,
Rifondazione comunista.
“Un lavoro che non è dignitoso non consente alle giovani
generazioni di rimanere in Italia e investire qui la propria
formazione”, ha detto il segretario generale della Cgil Trieste,
Massimo Marega. “Stiamo provando a mettere insieme, attraverso
tavoli interlocutori con le associazioni datoriali, tutte le
nostre esigenze per sollecitare il governo e le istituzioni a
rispettare il lavoro e a ridurre il lavoro povero. Questo è un
Primo maggio unitario per i lavoratori e le lavoratrici”, ha
affermato Vera Buonomo, della segreteria nazionale Uil. “Il
lavoro va difeso sempre più da quello che è l’impatto dell’IA,
che deve essere governata e gestita e non rappresentare gli
interessi di pochi, impoverendo la dignità del lavoro”, ha
sottolineato Andrea Blau della Fisascat-Cisl.
In coda al corteo, separato dall’iniziativa di Cgil, Cisl e
Uil, si è formato uno spezzone sociale promosso da Usb con lo
slogan “Il lavoro ripudia la guerra. Blocchiamo le armi, alziamo
i salari”. Lo spezzone sociale ha terminato il suo percorso
nella vicina piazza della Borsa.
Come già accaduto in passato, al corteo cittadino erano
presenti alcuni simboli che richiamano alla Repubblica
federativa di Jugoslavia, tra cui bandiere portate da
partecipanti nostalgici.
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Fonte Ansa.it