
L’usura “non è semplicemente un
problema del singolo che ha la sventura di capitarci dentro”: è
quanto ha osservato l’arcivescovo di Perugia, Ivan Maffeis,
durante la celebrazione eucaristica, nella cattedrale di San
Lorenzo a Perugia, ieri pomeriggio, per i 30 anni della
Fondazione Umbria per la prevenzione dell’usura Ets.
In occasione della ricorrenza, la Fondazione è stata
intitolata a San Bernardino da Siena, il predicatore francescano
che proprio nella Perugia della prima metà del ‘400 denunciò il
fenomeno dell’usura, già allora grave problema sociale come ha
ricordato il presidente della Fondazione, Fausto Cardella,
nell’introdurre la lectio magistralis del professor Ferdinando
Treggiari.
L’arcivescovo nella sua omelia ha definito l’usura “problema
sociale”, come si legge nella versione online del settimanale
cattolico La Voce.
“Lottare contro l’usura, adottare strumenti legislativi,
economici, fondi di solidarietà – ha detto – è un interesse, è
un investimento, è una necessità per l’intera società”.
Monsignor Maffeis ha osservato che le vittime dell’usura alle
spalle spesso hanno situazioni di “ignoranza, solitudine,
disperazione”. Per questo è importante, ha sottolineato
l’arcivescovo, fare rete e “promuovere una solidarietà
intelligente, dove la persona in difficoltà è aiutata a non
chiudersi nella vergogna, ma a guardare in faccia la realtà che
sta vivendo e a individuare quelle opportunità che da sola non
riuscirebbe nemmeno a immaginare. È una riflessione che porta
soprattutto chi è impegnato sul fronte delle povertà, penso ai
nostri servizi sociali, penso alla Caritas”.
Monsignor Maffeis si è soffermato, nell’omelia, anche su una
delle cause di povertà da indebitamento, che spesso va ad
ampliare la piaga dell’usura, “la dipendenza dal gioco
d’azzardo”, raccontando: “Quando ero parroco a Rovereto avevamo
fatto un’indagine tra le parrocchie della città e sicuramente la
causa prima della povertà era proprio la dipendenza dal gioco.
Allora, se questo è vero, comprendiamo quanto sia anche
irresponsabile uno Stato che pubblicizza e promuove una cultura
del denaro facile, del denaro come obiettivo, come meta da
raggiungere anche a costo di compromettere tutto. In questo
modo, per quanto in forma indiretta, l’istituzione spiana la
strada a occasioni e a bisogni su cui interviene prontamente la
risposta dell’usura”.
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Fonte Ansa.it