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Delitto del trapano, sentenza a ottobre

– GENOVA, 21 APR – Si discuterà dopo l’estate il processo in
abbreviato per il cold case del delitto del trapano, l’omicidio
di Luigia Borrelli. L’infermiera e prostituta fu massacrata nel
1995 a Genova nel basso di vico Indoratori, nel centro storico.

Questa mattina nell’udienza preliminare davanti alla giudice
Martina Tosetti, il carrozziere di 66 anni Fortunato Verduci non
si è presentato. C’era invece la figlia della vittima, assistita
dall’avvocata Rachele De Stefanis, che si è costituita parte
civile. Gli avvocati di Verduci, Emanuele Canepa e Andrea Volpe,
hanno chiesto l’ammissione al rito alternativo che consentirà in
caso di condanna uno sconto di pena fino a un terzo. La giudice
ha fissato due udienze a settembre per la discussione mentre l’8
ottobre è stata riservata alle eventuali repliche e alla
sentenza. Verduci è accusato di omicidio aggravato dalla
crudeltà e dai futili motivi. Il carrozziere è un uomo libero
visto che il gip, il Riesame e anche la Cassazione hanno
respinto la richiesta della procura di arrestarlo. Per i giudici
ci sono sì granitici indizi ma sono passati oltre 30 anni.
    L’uomo era stato individuato grazie al Dna estratto da una
macchia di sangue trovata sulla scena del crimine risultato
compatibile con quello di un lontano parente, che si trova
recluso nel carcere di Brescia. Ma il Dna del carrozziere non è
stato isolato sull’arma del delitto, cioè il trapano con cui
l’assassino ha praticato 15 fori nel collo della
vittima.
    Verduci, secondo la pm Patrizia Petruzziello che ha coordinato
le indagini della squadra mobile e della guardia di finanza, era
ludopatico e pieno di debiti e avrebbe ucciso Luigia Borrelli
per rapinarla dopo averla picchiata brutalmente per poi finirla
con un trapano.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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