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Detenuto operato d’urgenza morto dopo poche ore, autopsia ‘choc settico’

È stata eseguita oggi l’autopsia
sul corpo di Mario Siffu, 32 anni di Porto Torres, il detenuto
del carcere di Bancali morto il 24 marzo nel reparto
Rianimazione del Santissima Annunziata di Sassari, poche ore
dopo essere stato operato d’urgenza per una sospetta occlusione
intestinale.
    Avrebbe finito di scontare la sua pena sue giorni dopo, il 26
marzo. L’esame autoptico, disposto dal pm Paolo Piras, secondo
le prime indiscrezioni avrebbe rivelato che la morte è stata
causata da choc settico provocato dalla permanenza prolungata
del fecaloma nell’intestino.
    L’autopsia è stata eseguita dal medico legale Francesco
Lubinu, alla presenza del consulente di parte, Salvatore
Demontis, nominato dall’avvocato Giuseppe Onorato, che assiste
la famiglia di Siffu.
    A ricostruire la tragica vicenda e a chiedere verità e
giustizia è stata proprio la famiglia del detenuto, che ha
chiesto alla Procura di fare luce sulla morte. Da oltre un mese
Mario Siffu, che soffriva di stipsi, lamentava forti dolori
all’addome. Dolori che sono peggiorati il giorno prima del suo
trasferimento dal carcere all’ospedale. Qui i medici lo hanno
sottoposto a intervento chirurgico poche ore dopo il suo arrivo,
per una sospetta occlusione intestinale ma il 32enne non ce l’ha
fatta. L’infezione, partita dall’intestino, aveva già raggiunto
in maniera letale gli altri organi.
    “Stiamo collaborando con la Procura per stabilire la verità
di una vicenda che nel 2026 non può essere accettata. Non si può
morire in carcere in quel modo”, commenta l’avvocato Onorato.
    “Mario Siffu era in carcere, nelle mani dello Stato, non libero
di alimentarsi né di curarsi come voleva. Non aveva problemi di
salute rilevanti. Soffriva semplicemente di stipsi. Si può
morire di questo nel 2026?”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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