
Il tai chi e il taiji qigong,
antiche arti marziali cinesi, sono efficaci strumenti
riabilitativi per le persone con disabilità visiva e uditiva e
per la promozione dell’invecchiamento attivo. Per diffonderle su
scala nazionale nasce “Oltre l’Orizzonte”, sottoscritto
attraverso un protocollo da Ierfop e Comunità Mondiale della
Longevità guidate da Roberto Pili e l’Accademia di Culture
Orientali presieduta dal maestro Giancarlo Manca.
Il progetto integra discipline orientali e ricerca
scientifica per promuovere salute, autonomia e inclusione
sociale nelle persone con disabilità e negli anziani fragili. Un
approccio innovativo: “il Tai Chi, espressione di equilibrio tra
mente e corpo, è una tra le più antiche ed efficaci tecnologie
riabilitative”, sottolinea Manca, direttore tecnico della
nazionale italiana di Wushu – kung fu e tai chi chuan, una vita
nel mondo delle arti marziali cinesi con numerosi ori
conquistati ai campionati nazionali e mondiali.
Il progetto si avvale della collaborazione scientifica di
Donatella Petretto, dell’Università di Cagliari e del
coordinamento operativo di Bachisio Zolo, direttore della
formazione di Ierfop. Particolare rilievo sarà dato
all’accessibilità, curata da Ierfop: i corsi saranno progettati
secondo modelli didattici inclusivi e multisensoriali, con
adattamenti specifici per persone con disabilità visiva e
uditiva, basati su guida verbale, percezione corporea, ritmo e
apprendimento esperienziale.
“La disabilità e l’invecchiamento avanzato non precludono una
vita ricca di potenzialità – afferma Pili – ‘Oltre l’Orizzonte’
punta sull’empowerment e sulla consapevolezza delle persone. Il
Tai Chi, inoltre, riveste un ruolo fondamentale nel
potenziamento delle funzioni esecutive, contribuendo a
migliorare capacità come l’attenzione, la pianificazione e il
controllo cognitivo, aspetti essenziali per l’autonomia
quotidiana. In particolare, per le persone con disabilità, e
soprattutto visiva, rappresenta uno strumento prezioso per
sviluppare orientamento, percezione corporea e sicurezza nei
movimenti, favorendo una maggiore indipendenza. Investire in
questo approccio non è solo un atto etico di civiltà, che
trasforma radicalmente la quotidianità delle persone, ma una
strategia di salute pubblica che riduce i costi sociali”.
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Fonte Ansa.it